L’ospedale unico è certezza

Paolucci annuncia al convegno dell’Anaao: «Lo faremo, è un treno che non torna»
MOSCIANO. L’ospedale unico si farà, il dado è tratto. Parola di Silvio Paolucci. L’assessore regionale alla sanità è intervenuto al convegno, tenutosi ieri pomeriggio al Blu Palace di Mosciano, davanti a una folta platea, composta soprattutto di medici. Non a caso l’incontro su “Edilizia ospedaliera” è stato organizzata dal sindacato dei medici Anaao e dall’associazione culturale L’Arca.
A fare gli onori di casa Filippo Gianfelice, segretario degionale Anaao, con Angelo Mucciconi, sindacalista e presidente de L’Arca. Il convegno è partito dal presupposto che tre ospedali su quattro in Abruzzo sono troppo vecchi e quindi anche vulnerabili dal punto di vista sismico. «E’ importante invece che l’ospedale rappresenti una struttura sicura e pronta a rispondere alle esigenze dei cittadino proprio in un momento critico come quello che si è verificato nel gennaio scorso», ha esordito Gianfelice. Un punto di partenza condiviso da tutti, così come tutti hanno condiviso l’idea di ospedale unico. Ovviamente con diverse sfumature.
«Noi oggi abbiamo le risorse derivanti dall’articolo 20», ha precisato Paolucci, «e ci fanno costruire nuove strutture sanitarie. E peraltro è un dato di fatto che le strutture sanitarie di qualità per acuti si gestiscono con minori costi». Un concetto sconosciuto ai non addetti ai lavori, ribadito da Piero Ciccarelli, direttore del servizio sanitario della Asur Marche: «i costi sono più alti in situazioni di inefficienza. Bisogna poi tenere conto del fatto che le risorse non sono infinite e le nuove norme impongono standard qualitativi che, se non rispettati, comportano il commissariamento degli ospedali». Reparti con un numero basso di prestazioni, con ricoveri inappropriati (soprattutto di anziani che non hanno strutture adeguate dove essere curati) e un ridotto utilizzo di posti letto non possono più esistere. «Se ci sono i volumi fissati dagli standard è bene, altrimenti ci si ritrova in una cattedrale svuotata per legge», ha rincarato Ciccarelli.
E «ora noi possiamo scegliere se andare avanti o no. Questo treno non passa dappertutto, ma in questa regione sì», ha aggiunto Paolucci, ma «possiamo essere frenati dai campanilismi. Sapete meglio di me che occorre una nuova infrastruttura: ora ci sono spazi concepiti 50 anni fa, non più funzionali. La scelta di un presidio per acuti che dia qualità penso sia opportuna».
Insomma, ospedale unico sarà. Ma come? Dove? L’ultima domanda è quella che più infiamma gli animi. Paolucci ha detto che la scelta tocca al territorio. Il direttore generale Roberto Fagnano ha indicato una frazione di territorio, da Mosciano a Teramo, e invita la politica a fare una scelta in quest’ambito. Ma quale politica? ci si chiedeva in sala. La conferenza dei 47 sindaci, ha suggerito qualcuno. «A noi professionisti», ha detto al riguardo Cosimo Napoletano, presidente dell’Ordine dei medici, «poco importa dove sarà costruito. Cercate solo un posto poco problematico. La sanità ha bisogno di strutture idonee».
Sul come, Fagnano ha le idee chiare. «Non è più sostenibile l’attuale organizzazione», ha affermato, «è il tempo delle scelte, anzi siamo già in ritardo. Non è un caso se i migliori ospedali sono quelli in cui si opera di più, in cui c’è una maggiore casistica. E questa si può avere solo in una struttura grande». Fagnano ha illustrato di nuovo il dossier che ha preparato in questi mesi: un ospedale unico da 600 posti che costerà poco più di 220 milioni. Secondo Paolucci per Teramo ci sono a disposizione 80 milioni. Per trovare le altre risorse Fagnano pensa a un project financing con un privato. I rischi sarebbero minori e i tempi di realizzazione, in questo caso, peraltro sarebbero più brevi: è possibile farcela in quattro anni.
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