L’osservatorio: un anno senza sicurezza

«Dall’ennesimo incidente di maggio 2017 nessun intervento per tutelare l’acquifero del Gran Sasso»
TERAMO . In un anno non è cambiato nulla. L’osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso “festeggia” con torta e candelina il compleanno della mancata sicurezza. L’8 maggio del 2017 l’allarme per la contaminazione da toluene dell’acquifero lasciò i rubinetti a secco per una notte in gran parte della provincia di Teramo. L’incidente nelle viscere della montagna, dove la captazione dell’acqua potabile si sovrappone all’attività dei laboratori di fisica nucleare e al traffico veicolare nelle gallerie autostradali, bloccò l’erogazione idrica, scatendando la psicsosi collettiva. Da quell’episodio, nonostante gli impegni assunti da Regione, istituto di fisica nucleare e società “Strada dei parchi”, la situazione è rimasta invariata. «Non c’è traccia del progetto di messa in sicurezza del sistema», spiega Massimo Fraticelli, in rappresentanza dell’osservatorio, «e nel frattempo 110 litri di acqua al secondo presi dalle fonti di captazione più a contatto con i laboratori continuano a essere messi a scarico».
Il problema, dunque, resta irrisolto e l’unico passo in avanti effettivamente compiuto è l’avvio del progetto di Ruzzo Reti per rendere più rapidi ed efficaci i controlli contro eventuali contaminazioni della risorsa idrica. «Il sistema consentirà di misurare in tempo reale una serie di parametri su sostanze inquinanti», rileva Fraticelli, affiancato da Giorgio Giannella, Marco Borgatti e Chiara Sorgi, «ma entrerà a regime tra sei mesi». La qualità dell’acqua captata dalla falda del Gran Sasso è sottoposta a un maggior numero di controlli da parte dell’Arta che, a detta dell’osservatorio, ne avrebbe fatti quattromila negli ultimi sei mesi, ma una soluzione organica e definitiva per la sicurezza dell’acquifero non è stata ancora adottata. «Il tavolo aperto dalla Regione per la pianificazione degli interventi e al quale non siamo stati ammessi», sottolinea Fraticelli, «si è rivelato più politico che tecnico». Il potenziamento del sistema di controllo sulla qualità dell’acqua, tra l’altro, costerà 700mila euro alla Ruzzo Reti. «Quel costo non potrà essere riversato sulle bollette pagate dalle famiglie», avverte Fraticelli, «ma andrà caricato ai soggetti che rappresentano il fattore di rischio per l’acqua: l’istituto di fisica nucleare e la società di gestione dell’autostrada». Anche a livello di trasparenza dei dati non si è mosso nulla o quasi. «La Asl, nell’iniziativa organizzata il 23 marzo, ha annunciato la pubblicazione tramite un sito internet delle informazioni sulla qualità dell’acqua», conclude Fraticelli, «ma finora sulla pagina web in questione non è riportata alcuna indicazione utile a fare chiarezza». (g.d.m.)
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