«L’ufficio doganale deve tornare nel porto»

La titolare dell’agenzia Umile fa appello alle istituzioni: «È stato uno scippo il trasferimento a Mosciano, ora almeno uno sportello sia riportato in città»
GIULIANOVA. Tra poco sarà un anno che Giulianova ha perso la dogana. L’istituzione – presente sul territorio giuliese fin dal tempo di Castrum Novum Piceni, la città romana – è stata trasferita ed è operativa nel territorio comunale di Mosciano Sant’Angelo dal febbraio 2016. Un vero cruccio per l’avvocato Lucia Umile, titolare della centenaria omonima Agenzia marittima e doganale nonché docente a Roma di diritto doganale. Umile non è riuscita mai a digerire il trasferimento degli uffici al di fuori del perimetro giuliese e ora tramite il Centro lancia un appello a riportarli in città, in particolare nell’area del porto.
«Ancora ai primi del 1700», ricorda l’avvocato Umile, «esisteva a Giulianova una dogana di origine borbonica a conferma dell’esistenza di un punto di snodo fiscale per i rapporti con la Slavonia e la Schiavonia, l’odierna Croazia, per il commercio di sale e preziosi». La famiglia Umile è titolare a Giulianova di un’agenzia doganale dai primi del Novecento, quando l’ufficio sorgeva su palafitte e le barche trasportavano anche bestiame. «Per me», aggiunge l’avvocato Umile, «quella del trasferimento è una storia tristissima. Ho chiamato il sindaco Francesco Mastromauro tantissime volte per evitarlo, ma tutto è stato inutile».
Lucia Umile racconta che recentemente la dogana in città era dislocata in una palazzina sulla statale 16 e che l’ubicazione era considerata infelice. La titolare dell’Agenzia marittima e doganale aggiunge: «Ho chiesto personalmente all’amministrazione comunale un locale all’interno del fabbricato che ospita il mercato ittico, ma non c’è stato nulla da fare. Solo l’Ente porto si è mostrato a suo tempo sensibile, ma gli spazi non erano confacenti».
L’avvocato Umile fa intendere che addirittura la dogana di Giulianova, che raccoglieva tutto l’indotto della provincia di Teramo, ha rischiato la cancellazione con conseguente trasferimento a Pescara. «La levata di scudi dei funzionari e dei dipendenti», aggiunge, «ha evitato una ulteriore mortificazione». Secondo l’avvocato non potrebbe esistere un porto, considerato confine di Stato secondo l’indicazione di alcuni cartelli segnaletici, senza il relativo ufficio doganale. Occorrerebbe almeno un presidio all’interno del bacino portuale. E sullo smantellamento di Giulianova non ci sarebbe stata la dovuta fermezza da parte di chi doveva agire. «E’ stata l’amministrazione doganale», dice Umile, «a puntare i piedi sullo smantellamento degli uffici di Giulianova, poi dirottati a Mosciano, giacchè l’area teramana è considerata vivace malgrado la crisi che dura da anni».
Per l’avvocato Umile, che parla di ottimale ubicazione logistica e non vuol passare per campanilista, è molto triste constatare che Giulianova è l’unica cittadina portuale sulla costa tra Abruzzo e Marche che non è più sede doganale. Il trasferimento a Mosciano Sant’Angelo sarebbe avvenuto quando l’amministrazione doganale si è rivolta alla Regione che, d’accordo con il primo cittadino della cittadina limitrofa, ha trovato la nuova sede, «il tutto nel silenzio assordante delle istituzioni giuliesi». Sul futuro Lucia Umile non ha dubbi: «Un punto doganale anche minimo all’interno del porto è necessario in quanto non lo si può lasciare sguarnito come è oggi».
Alfonso Aloisi
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