L’università intervista i centenari sui benefici effetti dello “sdijuno”

Prosegue lo studio su longevità e abitudini alimentari concentrato sulla colazione di metà mattina L’obiettivo è trovare ultra 95enni disposti a raccontare come hanno mangiato fin da giovani
TERAMO. L’Università di Teramo è in cerca di centenari. Anzi, di anziani dai 95 anni in su che vogliano rispondere a poche, semplici domande sulle proprie abitudini alimentari. E’ l’iniziativa appena varata da Mauro Serafini, docente di Alimentazione e nutrizione umana della facoltà di Bioscienze e dal suo gruppo di ricerca.
Serafini quasi un anno fa presentò il progetto “Centenari” che si propone di studiare le caratteristiche metaboliche, immunitarie e genetiche, nonché le abitudini alimentari e la valenza funzionale delle ricette tradizionali dei nonagenari e centenari abruzzesi, con il fine di sviluppare linee guida finalizzate al benessere della popolazione attuale. Il progetto, oltre agli obiettivi scientifici, vuole fornire informazioni e competenze che possano fungere da volano per campagne di valorizzazione dei rapporti tra territorio abruzzese, cibo e longevità.
In quello studio si supponeva che una delle principali cause della longevità degli anziani abruzzesi risiede nello cosiddetto “sdijuno”, cioè nella doppia colazione in tarda mattinata. Ma ora è arrivato il momento di dare consistenza scientifica a questa affermazione. «Abbiamo bisogno che gli ultranovantacinquenni rispondano a poche domande sullo “sdjiuno“ e alle abitudini alimentari, nel massimo rispetto per la privacy», spiega Serafini, «E' il primo passo del progetto che ha l'obiettivo studiare le abitudini alimentari per identificare quali sono le abitudini importanti dal punto di vista salutistico per poi creare linee guida e suggerimenti per la popolazione attuale. In quest'ottica la rilevanza anche internazionale dei centenari è legata all'abitudine di mangiar poco la sera, di fare una colazione non troppo importante, poi di andare a lavorare e mangiare molto intorno alle 11,30. Il fatto di avere di sera uno stress da pasto più basso rispetta i ritmi circadiani, con il metabolismo che rallenta. E dopo la cena frugale c’è un periodo di circa 17 ore di restrizione calorica. La teoria è che questo periodo permette all'organismo di recuperare e al metabolismo di essere efficiente in vista del pasto principale».
Finora è stata intervistata una decina di anziani e il 98% praticava lo “sdijuno”.«Ma per ora lo “sdjiuno“ è solo un racconto popolare, non ha una connotazione scientifica, che daremo attraverso lo studio», precisa il docente universitario, «da qui la necessità di ampliare il numero delle interviste». L’obiettivo è superare le cinquanta, in modo da avere un quadro esaustivo. Le domande, peraltro, sono molto semplici: se facevano e a che ora la seconda colazione, che lavoro facevano, quali erano le ricette principali che usavano. E a questo riguardo i ricercatori chiedono quali legumi quali mangiavamo di più e così per i diversi gruppi alimentari (carne, pesce, frutta e verdura e dolci).
«Purtroppo ci stiamo muovendo senza una lira, cerco di contattare la Regione da un anno e non ci dà risposta», precisa Serafini, «spero che si renda conto dell'importanza che può avere questo studio per le tradizioni gastronomiche e per il turismo in Abruzzo. Noi intanto andiamo avanti. Per ora prendiamo centenari da tutte le zone d’Abruzzo ma noi sappiamo che ce ne sono alcune in cui frequenza dei centenari è molto più alta. In una seconda fase andremo a studiarli meglio, anche con campioni di saliva, per vedere se possiamo dare delle spiegazioni a questo fenomeno. Per questo servono finanziamenti: ci dobbiamo spostare con strumenti adatti per fare le rilevazioni come altezza e peso».
L’intervista può essere anche telefonica, in presenza, ovviamente, della famiglia. Chi volesse far partecipare un centenario, o giù di lì, può scrivere alla mail centenariabruzzesi@gmail.com. Finora i risultati dello studio hanno evidenziato come siano circa 150 i comuni abruzzesi con un tasso di longevità paragonabile o superiore a quello del famoso comune sardo di Villagrande, che conta il maggior numero di uomini ad aver raggiunto e oltrepassato i 100 anni. I comuni più longevi sono principalmente nelle aree interne, in quattro aree contigue ai Parchi del Gran Sasso e della Majella e alla Marsica.
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