L’università assume come baristi tre ragazzi down

Presentato il nuovo progetto di inclusione sociale all’ateneo Il rettore: «Per noi è soprattutto un arricchimento»
TERAMO. Sono tre i nuovi baristi dell’università di Teramo. Si chiamano Mattia, Noemi e Stefano e hanno 22, 26 e 24 anni. E sono down.
Il nuovo progetto di inclusione avviato dall’università di Teramo, questa volta con l’associazione Persone down, è un moltiplicatore di civiltà. Sintomo di un’università finalmente aperta, come non sempre se ne vedono in giro.
L’università di Teramo ha da tempo iniziato un percorso di inclusione. «Abbiamo fatto nostro il superprincipio», osserva il rettore Luciano D’Amico, «che se l’università è un luogi di confronto culturale, allora è necessario che confronto e cultura siamo molto “colorate” consentendo di affrontare la realtà in diverse prospettive». Il rettore ricorda il progetto per insegnare la lingua dei segni, avviato due anni fa, e la strumentazione utile per facilitare lo studio di ipo e non vedenti, donata la Lions. E ora l’assunzione di tre ragazzi con la sindrome di Down nel bar dell’ateneo. «E’ questo un luogo in cui si sottolinea l’arricchimento che produce chi vuol portare qui le proprie abilità», osserva ancora D’Amico, «paradossalmente l’inclusione vogliamo renderla effettiva per chi si considera “non diverso”».
A consegnare i grembiuli rossi con il marchio “Unite”, l’assessore regionale alle politiche sociali Marinella Sclocco. «L’università è un vero e proprio presidio educativo», commenta l’assessore, «non solo per i contenuti tecnici, ma anche per le relazioni. Questa iniziativa dimostra che c’è tutta l’intenzione di mettersi in relazione con gli studenti portatori di handicap. Spero che quanto fatto qui sia d’esempio per tutte le istituzioni: c’è chi le cose le fa davvero, e questo è un esempio».
E quanto sia diverso l’approccio, lo testimoniano le parole della presidente dell’associazione Persone down Annamaria Ponziani. «Non è retorica, non ho mai avuto un’accoglienza come quella riservatami dal rettore, dal professor Mauro Mattioli e dal direttore amministrativo Maria Orfeo. Noi genitori ci perdiamo d’animo ma qui ho ricevuto un’iniezione di fiducia. Ed è qui che si innesca il cambiamento: la persona down si sente una risorsa e il disabile si sente parte dell’attività: non solo spettatore.
I tre ragazzi prenderanno servizio al bar entro breve e saranno affiancati da un tutor che durante un periodo di prova vedrà come organizzare al meglio il loro impegno lavorativo. Intanto per ora hanno indossato i tre grembiuli, consegnati da una affettuosa Marinella Sclocco che, forse anche per superare un momento di commozione generale, ha raccontato a Mattia, Noemi e Stefano: «Anch’io ho fatto la cameriera per tanti anni».
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