L’urbanistica va a un consigliere D’Amelio: violato il regolamento

La consigliera di opposizione all’attacco del sindaco Piccioni per l’incarico affidato a Figliola «Una delega pesante rischia di restare paralizzata perché è in mano a chi non sta nella giunta»
TORTORETO. «La delega all’urbanistica affidata a un consigliere e non a un assessore viola lo statuto». Solleva così la questione di legittimità dell’affidamento a Massimo Figliola di uno dei settori nevralgici della programmazione territoriale la consigliera di opposizione Libera D’Amelio. «L’articolo 45 dello Statuto del Comune di Tortoreto è chiaro ma questa maggioranza soffre di interpretazioni fantasiose e, a nostro giudizio, di forzature ermeneutiche di comodo», dice la capogruppo di “Tortoreto Più”. «l’articolo in questione infatti riconosce al sindaco la facoltà di affidare con atto proprio a un consigliere un compito specifico, non quindi una delega generale: e, a maggior ragione, il sindaco Piccioni deve altresì definire e indicare il modo di attuazione nonché i termini di esercizio dello specifico incarico affidato a Figliola, in questo caso». D’Amelio sottolinea che la delega all'urbanistica, per la prima volta a Tortoreto, è stata data a un consigliere e non a un assessore, in violazione dei principi che sorreggono il buon andamento della pubblica amministrazione. «In primis, con tale atto di delega, Domenico Piccioni ha abbattuto garanzie statutarie poste a baluardo del principio di speditezza e di economia anche procedimentale dal momento che il consigliere non fa parte del potere esecutivo, non entra mai in giunta e pertanto, la delega all'urbanistica al consigliere Figliola rallenta e anzi zavorra non poco le decisioni dell'esecutivo», spiega Libera D’Amelio, che continua: «Oltretutto, l'urbanistica è un settore che in modo incisivo tocca i bisogni quotidiani dei tortoretani e quindi, opportunamente e responsabilmente, il sindaco avrebbe dovuto ponderare meglio prima di affidare la delega di che trattasi a un consigliere».
Il gruppo “Tortoreto Più”, aspettando ora le motivazioni anche giuridiche della scelta, mette in evidenza come sia «dovere di Piccioni chiarire per non alimentare il legittimo sospetto che questa ripartizione non risponda a logiche di interesse pubblico, ma solo a equilibri di maggioranza finalizzati a non scontentare l’area di Fratelli d’Italia che non fa capo a D’Annuntiis. Del resto una delega assessorile avrebbe sbilanciato troppo l’esecutivo verso il partito della Meloni, con questo maquillage invece si attribuisce a un semplice consigliere una delega pesante che di fatto rischia di rimanere paralizzata», chiude Libera D’Amelio.
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