La Asl dovrà pagare le cure a un bambino autistico

Decisione pilota del tribunale di Teramo: Mattia ha diritto alla terapia Aba anche se l’azienda teramana non ha specialisti. Incarico al centro regionale
TERAMO. Mattia ha 10 anni e ha vinto la sua battaglia in tribunale. Mattia è un bambino autistico e ha visto sancito il diritto ad avere cure adeguate. Nel suo caso sono attività riabilitative con il metodo Aba (Applied Behavior Analysis), terapie che si seguono prevalentemente a domicilio, e che il bimbo ha seguito finora – ma totalmente a carico dei genitori – e che gli hanno fatto fare parecchi progressi.
Il giudice Stefania Cannavale del tribunale di Teramo ha accolto il ricorso urgente presentato dai genitori del piccolo e dall'associazione Autismo Abruzzo Onlus dopo la mancata «presa in carico» da parte della Asl di Teramo di Mattia. La Asl dovrà quindi erogare, a totale suo carico, le attività riabilitative con metodo Aba prescritte peraltro dalla propria Unità di valutazione multi dimensionale (Uvm) e confermate dal Centro regionale di riferimento per l'autismo. La decisione del giudice stabilisce, infatti, il diritto alle cure per effetto della legge nazionale sull'autismo (134/2015) e dei nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea). Ma la Asl di Teramo non ha le strutture e nemmeno il personale specializzato per svolgere questo tipo di trattamento.
Nell'individuare le modalità operative dell'intervento, il giudice ha dunque coinvolto il Centro regionale di riferimento per l'autismo (Crra), struttura pubblica e con competenze diagnostiche che gestisce due centri diurni a trattamento intensivo a L'Aquila e Pratola Peligna. Ora il Crra dovrà individuare l'educatore Aba da inviare a casa di Mattia e la Asl di Teramo dovrà sostenerne i costi. «E’ una sentenza importante, la seconda del genere in italia e l’unica che si pronuncia in maniera così netta sul riconoscimento delle terapie domiciliari», commenta il presidente dell'associazione, Dario Verzulli, «la legge sull'autismo, le linee guida per l'autismo e i nuovi livelli essenziali di assistenza hanno quindi senso, efficacia e valore. Non poteva esserci Pasqua più bella per le famiglie con autismo che possono da oggi considerare avviato un percorso di rinascita e, consapevoli dei diritti dei loro cari, non devono mai abbandonare la speranza di una “presa in carico”».
Probabilmente la sentenza sarà la prima di una serie. Così come i due genitori di Teramo, ci sono altri 18 genitori che hanno fatto ricorso al giudice in tutto l’Abruzzo. Molti casi sono teramani. Secondo le stime di Autismo Abruzzo Onlus in provincia di Teramo ci sono almeno una ventina di bambini, soprattutto in età prescolare, da trattare con il metodo Aba che consiste in trattamenti intensivi che utilizzano modalità semplici per entrare in comunicazione con il bambino, che così può acquisire maggiori autonomie e comptenze. Il ricorso di Autismo Abruzzo Onlus è stato curato dall'avvocato di Chieti Giovanni Legnini.
Ora l'associazione spera che questa sentenza - che di fatto applica le indicazioni delle linee guida per l'autismo che riconoscono i metodi di intervento Teacch, Aba e Denver - possa «essere di aiuto a quelle Regioni e Asl che si ostinano a non affrontare tali situazioni. La famiglia di Mattia finalmente potrà fruire delle terapie necessarie senza sostenere gravosi costi diretti e senza dover attendere tempi biblici». (a.f.)
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