La Asl pronta a dare battaglia per tenere neurochirurgia

27 Luglio 2019

L’autonomia del reparto d’eccellenza del Mazzini è messa in forse nel piano regionale Fagnano: «Non si può distruggere qualcosa che funziona, va trovata una soluzione»

TERAMO. Per i vertici dell’azienda sanitaria di Teramo l’unica battaglia da portare avanti sul tavolo regionale è la conservazione in autonomia della neurochirurgia del Mazzini. Che è messa in forse, nella bozza di piano sanitario presentata dall’assessore Nicoletta Verì, dall’indicazione dell’ospedale dell’Aquila come punto di eccellenza della specialistica in questione.
Il direttore generale Roberto Fagnano intanto tiene a premettere che «non c’è un piano, c’è un’ipotesi che non cambia praticamente niente». E, in effetti, nel piano di riordino degli ospedali scritto da Verì si dice chiaramente che per l’assetto del presidio di secondo livello che sarà composto dal Mazzini di Teramo e dal San Salvatore dell’Aquila «c’è uno studio di fattibilità ancora in corso». Fagnano premette anche che non intende dire la sua su alcuna delle prese di posizione polemiche delle ultime ore, men che meno su quelle che riguardano il nuovo ospedale di Teramo. «A noi», dice il manager molisano, «l’unica cosa che interessa veramente è conservare l’Unità operativa complessa di neurochirurgia in maniera autonoma, perché se venisse tolta perderemmo questa vocazione che abbiamo al Mazzini, anche grazie alla radiologia interventistica e a una grande anestesia e rianimazione. Qui», sottolinea Fagnano, «si salvano vite anche di chi arriva in condizioni disperate e non è un paziente trasportabile in altro luogo: e questo avviene anche grazie alla neurochirurgia. L’importanza della nostra neurochirurgia sta nei fatti».
Ma in questa specialistica fa più numeri Teramo o L’Aquila? Fagnano risponde: «Teramo fa più numeri dell’Aquila, ma non dobbiamo rincorrere i numeri. Diciamo che la nostra è una buona neurochirurgia, e che non si può distruggere qualcosa che funziona. Sarebbe un peccato. Il fatto che dal Molise ci vogliono mandare le emergenze neurochirurgiche non è una cosa da niente, è un riconoscimento ulteriore. È la prova che fuori dei confini teramani ritengono che la neurochirurgia di Teramo sia la migliore d’Abruzzo».
Quale sarà la strategia teramana per salvare quella che è da sempre una delle eccellenze del Mazzini? «Bisogna trovare», dice Fagnano, «una soluzione per far coincidere gli standard normativi previsti con la peculiarità del territorio abruzzese. Gli standard dicono che devi avere una neurochirurgia ogni 600mila abitanti, ma non è la stessa cosa se stai in una città o se stai in una regione separata in due dal Gran Sasso. La politica? Avere qualche politico che spinge per questa cosa sarebbe la prova dell’esistenza in vita della politica teramana», conclude caustico il dg della Asl.
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