La Asl: se servirà cambieremo la decisione

12 Agosto 2016

La direzione generale spiega i motivi: ci sono centri in cui c’è una visita domiciliare ogni 36 ore

TERAMO. Dodici punti in cui la Asl spiega il perchè di una decisione impopolare e due righe, alla fine, per annunciare che «comunque non esclude di rivedere le decisioni qualora si manifestassero reali esigenze assistenziali».

La Asl spiega che la norma nazionale prevede che il «numero di medici inseribili nei servizi di continuità assistenziale di ciascuna Asl è definito dal rapporto 1 medico ogni 5.000 abitanti» a parte deroghe della Regione. In Abruzzo con decreto del commissario del 2012 si dispose la riorganizzazione in base a questi parametri, prevedendo che le zone disagiate potessero avere un rapporto di 1 medico ogni 3.500 abitanti e quelle ad alta densità abitativa uno ogni 6.000 abitanti.

Quindi nel Teramano di dovrebbero essere 62 medici, arrotondato a 64 su 15 sedi (Teramo con doppio turno) e, perciò, occorreva tagliare almeno 6 sedi di continuità assistenziale. La Asl ha deciso di applicare i parametri aumentando il rapporto di un medico a 6mila abitanti per i grossi centri e abbassando il parametro sotto il medico ogni 3.500 per le zone disagiate.«La scelta delle sedi è stata fatta tenendo conto sia del numero di visite effettuate in ogni sede, sia sulla base della distanza chilometrica tra una sede e l'altra. Sono state tagliate così quelle con minor attività. Ad esempio Torricella e Valle Castellana registrano una visita domiciliare ogni 36 ore di servizio e una visita ambulatoriale ogni 24 per una spesa per ogni visita di circa 660 euro». In altri casi «si è proceduto all'accorpamento di una sede con una vicinissima come nel caso di Colledara con Isola che dista solo 6 chilometri. Anche accorpandole si raggiungerebbe solo una visita domiciliare e 5 visite ambulatoriali ogni 12 ore di servizio».La Asl di Teramo adottò, con questi criteri, una delibera nel 2013 e la Regione che a sua volta emanò un secondo decreto attuativo. Ma due Comuni adirono il Tar richiedendo l'annullamento della delibera e la Asl non ha congelato tutto, in attesa di un pronunciamento. E per far questo ha fatto ricorso a contratti a tempo determinato per i medici che sostituivano quelli che andavano via. Alcuni medici, però, hanno ricorso alla Regione sentendosi danneggiati dai contratti precari.

Da qui l’intervento della Regione che ha dato un altolà alla Asl che non ha «la facoltà di soprassedere dal dare esecuzione ad un decreto commissariale autoritativo, perfetto ed efficace». Insomma, l’ordine di procedere ai tagli. «Si tenga conto che la continuità assistenziale non è un servizio di emergenza bensì un servizio che prevede la continuità, nelle ore notturne e festive, con il servizio del medico di famiglia per quelle patologie che non possono attendere l'indomani ovvero il giorno post festivo. Tra l'altro con l'istituzione del numero unico della continuità assistenziale (già da due anni) viene inviato a domicilio del paziente il medico disponibile più vicino indipendentemente anche dalla sede specifica», si legge nella nota.