La bambina di Mihaela affidata ai nonni materni

La piccola di sei anni rimasta sola dopo che la mamma è stata uccisa dal padre I giudici: «Crescerà in Italia dove i familiari si sono trasferiti dalla Romania»
TERAMO. Tutto quello che sua mamma sognava per lei è sfumato in un attimo, spazzato via da un’onda violenta e inarrestabile. Ora a crescerla saranno i nonni materni, con l’aiuto di un tutore, che hanno lasciato la Romania per l’Italia. Così ha deciso il tribunale dei minori dell’Aquila per la figlia di sei anni di Mihaela Roua, la mamma di 32 anni che nell’ottobre scorsa è stata uccisa a coltellate dal suo compagno(e padre della piccola) Cristian Daravoinea nella loro casa di Nereto.
Perché in questa Italia di donne ammazzate, la cronaca ogni giorno scandisce le storie degli orfani dei femminicidi. Il caso di Nereto come tanti altri, drammaticamente in fila come i grani di un rosario, di figli rimasti soli. Per tutti il lavoro di assistenti sociali, curatori speciali e magistrati nell’interesse esclusivo di un minore che da un momento all’altro si ritrova con la mamma uccisa e il padre in carcere. Come per la figlia di Mihaela, nata e cresciuta in Italia. E in Italia resterà, così hanno stabilito i giudici, con i nonni materni che hanno lasciato la Romania per accudire la nipote. Lo faranno fuori dall’Abruzzo, in una cittadina della Toscana dove abita un loro familiare nominato tutore della bambina. E nel Paese dei femminicidi senza tregua, nel 2018 l’allora Governo ha approvato una legge che avrebbe dovuto offrire il sostegno dello Stato ai bambini e ai ragazzi rimasti orfani e aiutare le famiglie affidatarie a prendersene cura. Finora però questa legge è rimasta lettera morta. Di quasi 400 decreti attuativi bloccati in Parlamento in attesa di essere discussi e approvati – sono decreti cosiddetti interministeriali che necessitano di una interlocuzione tra uno o due ministeri interessati – fermo nel cassetto c’è anche quello necessario a far partire la legge in questione. Assieme al Fondo per gli orfani di crimini domestici a cui per questo motivo le famiglie affidatarie non hanno mai potuto accedere. Intanto l’indagine sull’omicidio di Nereto prosegue per ricostruire dinamica e tempi. Nei prossimi giorni le parti torneranno dai carabinieri del Ris, a Roma, dove sono in programma accertamenti irripetibili su alcune tracce di sangue trovate sui vestiti della vittima e dell’omicida (che ha confessato) detenuto nel carcere di Castrogno. È ipotizzabile che, chiusa la fase delle indagini preliminari, per lui la Procura teramana chieda il giudizio immediato.
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