La Biagi vini punta sull’innovazione e il fatturato cresce

23 Agosto 2018

L’azienda produce 400mila bottiglie all’anno e 100mila box Raddoppiati i terreni coltivati a vite, ampliate le cantine

COLONNELLA. Vigneti che guardano il mare, su cui spira l’aria del Gran Sasso. L’azienda vitivinicola Biagi di Colonnella da tre anni a questa parte moltiplica i propri numeri ma sempre rimanendo fortemente radicata in quei territori in cui l’azienda agricola ha avuto i natali. Certo è che la gestione è radicalmente cambiata, dal 2006: i due fratelli Luca e Fabrizio Biagi, hanno dato una svolta alla gestione, puntando su un proprio marchio e su un’innovazione continua. Il risultato è che il fatturato cresce del 25% all’anno, ormai da tre anni a questa parte. Parallelamente la produzione di vino. Inizialmente la produzione era di 6-700 ettolitri all’anno, ora arriva agli 8-10mila.
Il segreto è, oltre all’attaccamento alle origini e alla qualità, è l’innovazione. « Investiamo almeno il 10-15% del nostro fatturato, ogni anno, in innovazione per migliorare e ampliare il circuito vino», spiega Luca Biagi, che si occupa soprattutto della parte enologica dell’azienda, mentre il fratello Fabrizio della parte agronomica, «da qualche anno, ad esempio, partecipiamo ai bandi comunitari Ocm per l’acquisto di attrezzature e l’ampliamento dei locali. Puntiamo sull’innovazione per quello che attiene alla lavorazione dell'uva e del vino, dai serbatoi di stoccaggio alle presse per l'uva, all'acquisto di barrique e a nuove linee di imbottigliamento. Tuttora sono in corso lavori per raddoppiare la superficie coperta, fra cui le cantine. Tutto questo per migliorare la qualità del prodotto, per farci crescere in termini di qualità».
L’azienda _ è biologica certificata, quindi non utilizza fitofarmaci e concima con stallatico _ ha quasi raddoppiato la superficie vitata, passando da 20 ettari a 35 con nuove acquisizioni. «Li abbiamo acquistati sempre a Colonnella: il nostro brand ha una valenza perchè noi siamo espressione di questo specifico territorio, che peraltro ha un microclima particolare, vicino al mare, e molte caratteristiche che fanno venire su un bel prodotto», sottolinea Biagi, «principalmente vi coltiviamo Trebbiamo e Montepulciano e provvediamo a una continua ristrutturazione dei vigneti. Investiamo anche su nuovi vitigni come Passerina e Malvasia». E poi anche in vitigni internazionali come Chardonnay o Pinot grigio, utilizzati soprattutto per produrre lo spumante con metodo classico. Particolare il piccolo vigneto “in quota” a San Giorgio: «A 800 metri di giorno fa caldo, ma le notti sono più fredde: condizioni ottimali per produrre basi per spumanti».
Un impegno che si traduce nella produzione di 400mila bottiglie all'anno, il 50% di Montepulciano d’Abruzzo. Con un ultimo nato. Quest’anno è arrivato sul mercato il “Colline teramane Docg” Matteo Biagi riserva 2009. «Ci ha subito dato una grande soddisfazione: lo scorso 18 marzo a Düsseldorf la prestigiosa giuria del premio internazionale Mundus Vini ha consegnato al nostro Matteo Biagi Riserva il premio Gran Gold, è l’unico Montepulciano d’Abruzzo ad averlo conquistato. Ricevere un riconoscimento del genere a uno dei concorsi più importanti al mondo è una grandissima soddisfazione», commenta l’imprenditore. Il mercato di riferimento è quello italiano, ma i vini Biagi stanno pian piano conquistando importanti piazze all’estero. «La nostra base è l'Italia: l'80% della produzione viene commercializzata in Italia, di cui l'80% fra Abruzzo e Marche. Il 20% viene venduto all'estero fra Europa centrale e da qualche anno in Canada. E’ questo un mercato su cui puntiamo molto perchè è quello che a nostro avviso è più florido e ricettivo per i nostri prodotti. I consumatori canadesi sono peraltro molto preparati, ricercano qualità. E per chi fa un prodotto con una certa fascia di prezzo come noi non è facile entrare in tutti i mercati mondiali». Alle 400mila bottiglie si sommano i 100mila "baginbox" all'anno destinati alla grande distribuzione: Conad, Auchan, Iper, Gabrielli e fra un po' anche Coop. «Siamo camaleontici, ci adattiamo a quello che il mercato ci chiede», osserva Luca Biagi, «per la grande distribuzione produciamo anche una apposita linea di bottiglie, diversa da “ho.re.ca” (cioè prodotti solo per la ristorazione). Noi nasciamo solo per la ristorazione, poi viste le richieste di vendita per supermercati e abbiamo accontentato anche loro. In definitiva attuiamo strategie commerciali mirate e il prodotto sta avendo consensi. La nostra azienda storica faceva il lavoro per conto terzi, dal 2006 abbiamo puntato più sulla qualità iniziando a imbottigliare noi con nostro marchio».
Basilare nelle strategie commerciali di Biagi è la comunicazione. «Abbiamo lanciato il nuovo sito con la piattaforma e commerce», spiega Giordano Colletta, titolare del Gdo studio che cura questo settore per Biagi, «ora è partita anche una campagna sui canali social: il web marketing è importante soprattutto per l'estero: ci permette di arrivare all'utenza con una performance non indifferente. Abbiamo studiato campagne mirate e geolocalizzate all'estero. Nel processo di crescita per consolidare e posizionare il brand, Biagi ritiene fondamentale la comunicazione».
Un ultimo accenno alla vendemmia 2018: «Ha fatto molto caldo, se ne gioveranno i rossi, per i bianchi avremo l’effetto contrario: saranno più strutturati, più corposi, con tasso alcolico più alto. E’ già iniziata la vendemmia: abbiamo raccolto il Pinot grigio il 7 agosto».
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