La chiave del giallo è in tre telefonate

Nelle mani degli investigatori i tabulati dell’utenza fissa di Bellisari: l’assassino lo ha chiamato prima di uccidere
TERAMO. C’è qualcosa in più nelle mani degli investigatori. Una certezza basilare per ricostruire dinamica e tempistica dell’assassinio di Renato Bellisari, il pensionato 77enne massacrato con sette bastonate nella sua casa di Intermesoli. I primi tabulati telefonici (quelli dell’utenza fissa perchè l’uomo non aveva cellulare) raccontano spostamenti, incontri e appuntamenti. E l’attività si concentra su alcune chiamate fatte e ricevute nella mattinata di giovedì, il giorno del delitto. Fatte dall’assassino che la vittima conosceva bene e che sicuramente non è un professionista del crimine. Per questo si è lasciato alle spalle molti passi falsi che ora sono indizi importanti nelle mani di investigatori e inquirenti. A cominciare dalla sparizione del portafogli della vittima. Ma c’è anche un altro particolare che si aggiunge: l’autopsia ha accertato la presenza di un livido sotto l’occhio sinistro dell’anziano. Potrebbe essere stato colpito dall’omicida prima di cadere a terra con la faccia rivolta sul pavimento, anche se per ora non si esclude del tutto il fatto che quel livido possa esserselo procurato proprio cadendo.
Le indagini spingono sull’acceleratore in un susseguirsi di audizioni (tutte persone informate sui fatti) e accertamenti tecnici. A cominciare da quelli che i Ris, gli esperti del raggruppamento investigazioni scientifiche, in questo momento stanno facendo sull’orma impressa nel sangue del pavimento dell’abitazione: si tratta dell’impronta di una particolare scarpa da uomo. Secondo gli investigatori è quella lasciata dall’assassino nella fuga. Qualche impronta la suola sporca di sangue potrebbe averla lasciata anche sul pianerottolo esterno dell’abitazione, ma in questo caso potrebbe essere stata lavata dalla violenta pioggia caduta nel pomeriggio di giovedì scorso. E proprio per questo tutta l’area esterna è stata visionata dai Ris con l’esame del “Luminol” che consente di “mappare” la presenza del sangue anche se apparentemente sparito. I primi risultati arriveranno tra qualche giorno. Gli esperti del raggruppamento investigazioni scientifiche, che per due giorni hanno passato al setaccio non solo la casa di via Baracca ma anche tutte le stradine del piccolo centro di montagna, hanno portato via più di cento reperti tra cui anche alcuni bicchieri, oggetti di casa, tra i quali un posacenere, e vestiti. Tutto materiale che in queste ore è all’esame anche per trovare eventuali tracce di Dna diverse da quelle della vittima. Intanto è stato accertato che sono sparite le chiavi di casa. L’assassino, che uscendo dall’abitazione ha chiuso la porta, le ha portate via. E da ieri nelle mani nelle mani degli investigatori del reparto operativo provinciale dei carabinieri guidati dal capitano Nazario Giuliani (coordinati dal pm titolare del caso Andrea De Feis) ci sono anche i movimenti sui conti postali e bancari dell’uomo che viveva di una consistente pensione dal Canada (dove aveva lavorato per più di trent’anni) e della rendita di alcuni immobili di proprietà. Bellisari si faceva chiamare “l’americano” e spesso girava con un certo numero di banconote nel portafogli. Una vita abitudinaria la sua: trascorreva le giornate tra le passeggiate che era solito fare in montagna e qualche uscita al ristorante con qualche amico di sempre. Ogni mercoledì andava a fare la spesa al mercato settimanale di Montorio dove si faceva accompagnare perchè lui non guidava. Ogni estate passava un mese in un albergo di Tortoreto e qualche giorno a Teramo, anche in questo caso in un hotel. E ieri mattina è rientrata in paese l’unica sorella in vita che vive in Canada. Anche la donna, così come oltre un centinaio di persone, è stata ascoltata dai carabinieri.
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