«La città non dimentichi Ivan Spero che torni il festival Pigro»

Anna Bischi e gli anni a Teramo: «Qui mi sento a casa come quando venivamo per le feste di Natale» La musica, gli amici e i piatti della tradizione: «Ho imparato a cucinare il timballo e i caggionetti»
TERAMO. «Teramo è casa»: il rumore delle parole accompagna l’esercizio della memoria che non è mai retorica. Anna Bischi Graziani mette insieme frammenti di vita in una chiacchierata tra passato e presente. Con uno sguardo ottimista sul futuro. Nel nome di un indimenticato Ivan Graziani, chitarra rock della musica d’autore italiana. «Eravamo sposati da poco quando ogni fine settimana partivamo da Milano per venire e Teramo dai suoi genitori», racconta, «viaggi lunghissimi perché all’epoca l’autostrada non era finita e quindi ad un certo punto bisognava uscire e infilarsi sulle statali. E ricordo il senso di pace profonda che ci invadeva quando arrivavamo. Ivan si sentiva subito a casa, ma anche per me è stato da subito così. E lo è ancora. Pensi che anche oggi ad ogni Natale faccio il timballo e i caggionetti». Perché anche dopo Ivan Teramo è rimasta «casa». Con gli amici, le tradizioni, i ricordi per non dimenticare e non far dimenticare. Come quando nel festival di Sanremo 2017, pochi giorni dopo quei drammatici giorni di gennaio tra scosse infinite ed emergenza neve, distribuì tra cantanti una shopper bag con la scritta “I love Teramo”. « Ero al festival (Casa Sanremo ha intitolato uno dei suoi teatri a Ivan Graziani (ndr) e ho voluto fare qualcosa per Teramo, per sentirmi vicina alla gente che stava passando momenti terribili tra terremoto e neve», racconta, «così ho fatto fare le shopper di tela e le ho consegnate». Perché ci sono gesti che non si dimenticano.
Cosa avrebbe detto oggi Ivan Graziani di questa sua Teramo svuotata dal terremoto, alle prese con i tanti problemi della ricostruzione, in bilico tra la voglia di ricominciare e i problemi da superare?
«Sono certa che sarebbe stato molto vicino alla sua città e avrebbe avuto molta fiducia nel futuro. Pensando ad Ivan credo che i teramani dovrebbero avere più fiducia nelle prospettive della città che è bellissima, piena di tradizioni e di gente che si è sempre rimboccata le maniche per andare avanti. Ivan diceva che erano forti e io sono convinta di questo. Lui la sua teramanità l’aveva cucita addosso e ne era molto fiero. Riconosceva subito i suoi conterranei. Una sera eravamo a Milano e stavamo uscendo dallo studio di registrazione Mulino, quello di Mogol e Battisti. C’era una nebbia fittissima e lui, ad un certo punto, mi indicò un uomo con un dito e mi disse: “Cussù è di Terame”. Poi andò verso l’uomo e gli disse: “Tatì, che vi facenne?». Ci aveva indovinato, quell’uomo era di Teramo».
Negli anni Teramo lo ha ricordato, tra le altre cose, con la manifestazione musicale Pigro. Poi il terremoto ha fermato anche Pigro.
«Non posso pretendere che la manifestazione Pigro venga prima dei problemi del terremoto. È giusto che la gente rientri nelle case ricostruite. Ma penso anche che una manifestazione come Pigro che negli anni ha portato a Teramo tanti artistici conosciuti, che è stata seguita dalle tv nazionali, possa contribuire in un percorso di rinascita. Negli anni scorsi è stato presentato un progetto per farla diventare manifestazione a carattere regionale. Ho visto che per la Coppa Interamnia qualcosa finalmente si è mosso a livello regionale e mi auguro possa succedere anche per Pigro che ha dato tanto a Teramo e sono convinta possa dare ancora tanto. Spero che ci possa essere tanta volontà insieme perché c’è necessità di programmare, calendarizzare. Speriamo che abbia una buona sorte perché è una manifestazione che potrebbe crescere. Quando hanno intitolato un teatro di Casa Sanremo a Ivan ho invitato alla cerimonia gli amministratori teramani per far capire che cosa può significare portare avanti una manifestazione come quella di Pigro nel nome di un artista che ha dato tanto e che è ancora tutto da scoprire».
Che cosa ha trasmesso di Teramo ai suo figli Filippo e Tommaso?
«La teramanità l’hanno ereditata dal padre e se la portano addosso. Filippo è legatissimo, ci torna appena può e in questi giorni è da quelle parti. Ivan era un padre molto affettuoso e ci teneva a mantenere le tradizioni».
Quali sono i ricordi che l’accompagnano pensando a Teramo?
«Sicuramente le feste di Natale a casa dei suoceri. Ho con me una immagine che non mi abbandona: mia suocera, che era di Alghero, in cucina custodiva le salsicce nelle nasse dei pescatori. E poi c’erano gli amici di Ivan con cui lui si incontrava sempre, a cominciare da Sandro Martegiani che oggi non c’è più. Ma tanti erano gli amici con cui si incontrava, quelli che ci venivano a trovare nella casa di Novafeltria. E tutte le volte che io vengo a Teramo, e mi creda succede davvero spesso, sento profondamente l’amore che questa città continua a mantenere per Ivan. Un legame forte, speciale. Come forti e speciali sono i teramani. Pensi che sono stata a Teramo appena qualche settimana fa e sono tornata a casa con dei pomodori speciali presi a Guardia Vomano».
Lei, insieme ai suoi figli, ha raccolto l’eredità artistica di Ivan Graziani e in questi 22 anni trascorsi dalla sua morte non si è mai fermata nell’alimentare la memoria. È stato facile?
«È stato difficilissimo e all’inizio ho fatto tanta fatica, ma io mi sono dedicata a mantenere vivo il ricordo di Ivan perché penso che sia un grande patrimonio da conservare. Cerco di essere ovunque ci sia un’iniziativa a lui dedicata, grande o piccola che sia, perché è una cosa molto importante. Adesso chi ascolta la sua musica lo capisce e oggi in tanti lo apprezzano. Io vado avanti nel conservare la sua memoria. Ivan avrebbe detto: “I teramani non si fermano”».
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