«La città è ostaggio della Sovrintendenza»

31 Agosto 2016

Topitti attacca sui lavori fermi lungo il corso e fa appello agli amministratori: «Basta incertezze»

TERAMO. «La città non può essere ostaggio della Sovrintendenza regionale». Il grido d'allarme arriva ancora da Antonio Topitti, libraio di corso San Giorgio, che torna a puntare il dito contro i ritardi accumulati dai lavori di ripavimentazione della strada principale del centro. Il commerciante rivela che, giunti ormai a fine agosto, i lavori sono ancora fermi agli scavi per il riposizionamento dei cosiddetti "sottoservizi" e l'area interessata dall'intervento di riqualificazione è in buona parte chiusa dalle transenne. Il tutto a danno delle attività commerciali che vedono ancor più aggravata la loro situazione economica e finanziaria, già resa precaria dalla crisi.

La responsabilità, secondo Topitti, oltre al Comune è da attribuire alla Sovrintendenza che «con scelte e decisioni contraddittorie condiziona negativamente la crescita e lo sviluppo della città». Il libraio contesta in particolare «i tempi lunghi per decidere e valutare la dubbia valenza storica e culturale dei reperti venuti alla luce in corso San Giorgio», che sarebbero tra l'altro in «netta contraddizione» con la decisione di autorizzare l'eliminazione dei marciapiedi lungo corso De Michetti nella seconda fase del progetto avviato dal Comune. «Da un lato si perdono mesi di tempo nello studiare pietre di fiume e qualche manufatto romano», denuncia il libraio, «dall'altra si consente la rimozione degli storici sampietrini in porfido sostituendoli con una pavimentazione di materiale cinese (sintetico?) che nulla ha a che vedere con la storia della città».

Topitti si rivolge al sindaco Brucchi e all'assessore ai lavori pubblici Franco Fracassa. «Fino a quando perdurerà questa situazione d'incertezze?», domanda, «possibile che gli amministratori non si rendano conto dell'enorme difficoltà a cui debbono far fronte tutte le attività dell'area?». (g.d.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA