La Cna chiede una ripartenza immediata

23 Aprile 2020

Gli imprenditori sollecitano la riapertura di alcune filiere produttive garantendo la sicurezza

TERAMO . Garantire la ripresa delle attività da parte di alcune filiere produttive che possono e debbono ripartire, garantendo ovviamente gli standard di sicurezza richiesti. Ma si deve anche guardare lontano: a come progettare e immaginare un futuro in cui nulla sarà come prima, e lo stesso concetto di rischio d’impresa muterà di senso. Sono queste le direttrici su cui bisogna muoversi, secondo le imprese della Cna.
Di questo, si è anche parlato ieri in una video conferenza organizzata dal Polo del legno, arredamento e mobile (Palm) alla presenza del sottosegretario agli Affari esteri, Ivan Scalfarotto. Il presidente della Camera di commercio, Gloriano Lanciotti, ha annunciato: «Mi farò promotore, con gli altri organismi camerali d’Abruzzo, della richiesta di un confronto con la Regione. Ieri Marsilio ha avviato la consultazione doverosa con le forze sociali, escludendo però organismi di rappresentanza come gli enti camerali, cui pure dovrebbe essere riconosciuto un ruolo di cerniera con i sistemi produttivi locali». La richiesta è che la Regione rivesta un ruolo di coordinamento nei rapporti con il governo.
«Insomma, imprese in stand by, con il calendario che ricorda scadenze di pagamenti ma cancella fiere e appuntamenti con i clienti, mentre si azzerano fatturati e cresce l’indebitamento», si legge in una nota della Cna, «a dar voce al comune disagio sono alcuni dei punti di riferimento dell’imprenditoria locale, che chiedono la possibilità per chi è in regola di riaccendere i motori aziendali». «Non è possibile doversi aggirare in una jungla, come quella dei codici Ateco, in cui un’azienda deve pescare, se ne ha la possibilità, il settore di attività che le permetta di restare aperti. Da settimane, cioè da quando l’emergenza si è avviata», osserva ragiona Bernardo Sofia, presidente del Polo Palm, «stiamo cercando di trovare una soluzione». Francesco Palandrani, presidente di “Atea”, consorzio con sede ad Alba Adriatica che mette insieme 55 aziende del comparto moda e pelletteria, fa notare che «Il problema che avremo di fronte, soprattutto noi che abbiamo nel mercato estero un punto di forza è il come tornare a competere, che spaventa più del quando».