La compagna della vittima: «Assassino»

22 Novembre 2016

Momenti di tensione dopo l’udienza preliminare. Il caldaista di nuovo in aula a dicembre per il rito abbreviato

GIULIANOVA. Le parole si muovono tra le ferite. E quell’«assassino» urlato dalla compagna della vittima all’uscita dell’aula racconta più di ogni tecnicismo giuridico la prima udienza per l’omicidio di Paolo Cialini, il 49enne imprenditore giuliese ucciso da Dante Di Silvestre, 60enne caldaista di Mosciano, davanti agli occhi della figlioletta di sei anni e al culmine di una lite stradale scoppiata a giugno a due passi da viale Orsini, a Giulianova Lido.

L’artigiano è accusato di omicidio volontario aggravato e il 21 dicembre tornerà davanti al gup Giovanni de Rensis per essere giudicato con un rito abbreviato (che in caso di condanna prevede una riduzione di un terzo della pena) dopo che nell’udienza di ieri il giudice ha respinto le varie eccezioni sollevate dalla difesa rappresentata dagli avvocati Gennaro Lettieri e Nadia Baldini. Rigettate anche le richieste di sentire i loro consulenti, a cominciare dall’anatomopatologo per finire ad una criminologa passando per un investigatore privato. Nell’udienza di ieri mattina si sono costituite parte civile la compagna con la bambina, rappresentate dall’avvocato Giovanni Melchiorre, la sorella e la mamma della vittima rappresentate dall’avvocato Massimo Di Bonaventura.

I legali della difesa, che nel corso dell’udienza ha presentato dei documenti per certificare un primo risarcimento economico nei confronti della bambina, mirano a dimostrare la tesi del delitto d’impeto. Partendo, è la linea difensiva, da quel fendente vibrato nella zona ascellare della vittima da un uomo, Di Silvestre, che si è accasciato insieme a lui, ha chiamato l’ambulanza del 118, ha chiamato i suoi familiari, è rimasto in strada ad attendere l’arrivo dei soccorsi. Un delitto d’impeto lo ha tratteggiato la prima ordinanza di custodia cautelare.

Secondo gli investigatori quel pomeriggio del 14 giugno tutto sarebbe iniziato intorno alle 15 quando la Fiat Punto guidata da Cialini è uscita da via Galvani con lui alla guida e la bambina sul sedile posteriore. La Punto avrebbe incrociato il furgone Fiorino con al volante Di Silvestre. Tra i due sarebbe successo qualcosa per una questione di viabilità. Sarebbero volate parole grosse, insulti in un crescendo degenerato. Entrambi sarebbero scesi dai mezzi e ci sarebbe stato un litigio finito con l’omicidio. Il caldaista ha sempre detto di non essersi accorto che nell’automobile ci fosse la bambina.

A luglio per qualche ora Di Silvestre ha lasciato il carcere dopo la decisione del tribunale del Riesame dell'Aquila che aveva annullato l'arresto per un cavillo procedurale. A seguito di questo c’è stata una seconda ordinanza di custodia cautelare che ha riportato il caldaista nel carcere teramano di Castrogno.

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