La Corte dei conti condanna Caporale

6 Agosto 2021

L’ex direttore dovrà rifondere 10mila euro: non sollecitò la Regione a determinare le tariffe per le prestazioni sanitarie

TERAMO. L’ex direttore generale dell’Istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, Vincenzo Caporale, è stato condannato dalla Corte dei conti a rifondere all’istituto la somma di 10mila euro per un danno erariale risalente all’ultimo periodo della sua più che ventennale direzione, che si concluse il 31 ottobre 2011. La vicenda è la stessa che nel 2017 portò la Corte dei conti abruzzese a condannare il direttore generale succeduto a Caporale, Fernando Arnolfo, al pagamento di 100mila euro.
L’istruttoria ha tratto origine da una segnalazione inviata alla Procura regionale della Corte dei conti, nel 2015, dal consiglio di amministrazione dello Zooprofilattico, riguardante irregolarità nel regime delle prestazioni erogate dall’istituto. In pratica, l’istituto erogava prestazioni a titolo gratuito in favore dei veterinari libero professionisti operanti nelle regioni Abruzzo e Molise nonostante un decreto del ministero della Sanità, risalente al 1996, avesse previsto che le Regioni dovessero determinare le tariffe minime da applicare per le prestazioni. A tal fine gli istituti zooprofilattici erano tenuti a trasmettere alle Regioni, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto, le necessarie informazioni sui costi. Questo, secondo quanto ricostruito dalla Procura della Corte dei conti, non era mai avvenuto. Nel 1997 vi era stata una corrispondenza sul punto tra l’istituto e le Regioni Abruzzo e Molise, ma senza addivenire a una determinazione delle tariffe. L’istituto poi non aveva ulteriormente sollecitato la Regione a provvedere: questo fino al 2016, quando il sollecito finalmente c’è stato e ad esso è seguita una rapida approvazione delle tariffe.
La Procura, rimarcata la «grave inerzia» dei responsabili dell’istituto, ha citato in giudizio Caporale (direttore generale dal 1990 al 2011) e Arnolfo (nella stessa carica dal 2012 al 2015), quantificando il danno in due milioni e 342mila euro ma reputando, visto il concorso di altri soggetti alla causazione del danno, di contenere l’addebito nella misura del 60 per cento del totale. Ne è derivata una richiesta di danni per 119mila euro a carico di Caporale (per il solo periodo non prescritto della sua direzione) e per un milione e 7mila euro a carico di Arnolfo. Nel 2017 la Corte dei conti ha condannato Arnolfo a pagare 100mila euro mentre ha escluso la legittimazione passiva di Caporale, in quanto all’epoca della sua direzione lo Zooprofilattico di Teramo era in regime di commissariamento. La Procura regionale ha impugnato questa pronuncia e ha avuto ragione dalla sezione centrale d’appello, riassumendo il giudizio nei confronti di Caporale e ribadendo la richiesta di risarcimento di 119mila euro.
In giudizio Caporale – difeso dagli avvocati Gennaro Lettieri e Roberto Colagrande – si è difeso sostenendo che la responsabilità della mancata adozione delle tariffe era riconducibile esclusivamente alla Regione e che, in mancanza delle tariffe, nessun compenso poteva essere chiesto all’utenza. I giudici hanno però ritenuto che Caporale avesse comunque l’obbligo di attivarsi per sollecitare la Regione e che la sua inerzia «deve ritenersi caratterizzata da colpa grave per inescusabile negligenza, tenuto conto della sua permanenza per un lungo periodo al vertice dell’istituto e considerato che era innegabilmente a conoscenza dell’impatto fortemente negativo sulle entrate dell’ente dell’omessa adozione delle tariffe». In merito alla quantificazione del danno, il collegio ha ritenuto di dover tenere conto «della complessa fattispecie e della partecipazione alla causazione del danno di altri soggetti e uffici, con particolare riferimento ai poteri spettanti alla Regione nonché al ruolo di controllo in capo al consiglio d’amministrazione dell’istituto». Per questo, applicando gli stessi parametri della sentenza a carico di Fernando Arnolfo, e «considerata altresì la mancanza di dolo che consente l’applicazione del potere riduttivo dell’addebito», ha quantificato il danno imputabile a Caporale in soli 10mila euro, compresa la rivalutazione monetaria.
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