La direttiva Bolkestein preoccupa anche l’Ente porto

GIULIANOVA. L’applicazione della direttiva europea Bolkenstein, in virtù della quale a partire dal 2024 le concessioni demaniali marittime saranno aperte alle regole del libero mercato, desta...
GIULIANOVA. L’applicazione della direttiva europea Bolkenstein, in virtù della quale a partire dal 2024 le concessioni demaniali marittime saranno aperte alle regole del libero mercato, desta preoccupazione anche per l’Ente porto, e non soltanto per i balneatori. Il presidente del consorzio Valentino Fabrizio Ferrante evidenzia quali sono i potenziali rischi per tutti gli stabili in concessione dell’Ente, alla luce della situazione che si prospetta: «Una parte delle nostre attività, che di consueto svolgiamo principalmente sul porto turistico, è in concessione», spiega Ferrante, «quindi potrebbero essere assoggettate alle regole della Bolkenstein. Anche la sede dell’Ente porto è ubicata su di una superficie in concessione demaniale, così come il capannone di proprietà dell’ente, che la ditta Pilotti, che si occupa di servizi portuali, si è aggiudicata attraverso un bando pubblico fino al 31 marzo 2023. Secondo la direttiva», continua Ferrante, «non ci sarebbero distinzioni fra attività balneari e attività demaniali portuali. Non vi è ancora chiarezza in merito, ma il rischio esiste anche per noi, poiché tutte le concessioni dovranno essere rinnovate mediante procedure che non si conoscono: non sappiamo pertanto secondo quali parametri verranno assegnate».
Secondo il presidente Ferrante, questa situazione derivata dall’applicazione della Bolkenstein, attualmente ancora in via di definizione, non incentiva ma anzi scoraggia tutti i futuri investimenti: «L’incertezza è diffusa non soltanto nel mondo dei balneari, si ragiona solo attraverso ipotesi: ne deriva che gli investimenti sono congelati. È un problema che va risolto e non rinviato di anno in anno: c’è da dire che le prerogative italiane, specie per gli stabilimenti balneari, i trabocchi o i caliscendi, sono diverse da tutto il resto dell’Europa: sono realtà propriamente nostre».
Dello stesso parere è Enio Marcone, vice presidente provinciale del Sib (il sindacato dei balneari) e titolare dello chalet Lido Portofino: «La riforma che si prospetta, calata in una realtà come quella giuliese, dove la gran parte della gestione degli stabilimenti è a conduzione familiare, andrebbe proprio a smantellare un sistema. Quello che non ci va giù è il mancato riconoscimento dei diritti preesistenti: abbiamo fatto un investimento di vita nel corso degli anni, oltre che di capitale economico». Marcone conclude: «Se dal principio avessimo saputo che sarebbe andata a finire così, avremmo certamente modificato il nostro approccio. L’obiettivo minimo è ottenere almeno qualche garanzia per noi veterani del mestiere».
Stefania Gervasini
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