La dottoressa cercava protezione L’amica: «Negata per un cavillo»

L’avvocato Longo racconta che Ester Pasqualoni ha presentato un esposto, il fatto che non sia stato tramutato in una formale denuncia le ha precluso azioni più incisive nei confronti di Enrico Di Luca
SANTOMERO. Ester Pasqualoni si preoccupava per gli altri. Un farsi carico delle esigenze, delle emozioni altrui che ha segnato anche il modo di affrontare la persecuzione di cui, ormai da troppo tempo, era oggetto. L’oncologa ha voluto usare la massima discrezione e delicatezza, evitando il clamore di una denuncia, per cercare di preservare i figli e l’ex marito.
Ha optato per un esposto, presentato il 24 gennaio 2014 (e integrato il 27 gennaio) al commissariato di Atri, dove si è presentata senza l’assistenza di un avvocato. A ripercorrere, con dolore, l’accaduto, è l’amica e suo avvocato Caterina Longo. «Le ho detto: ma come ci sei finita ad Atri? e lei mi ha risposto: così voi non l’avreste saputo», racconta l’avvocato che spiega come siccome questi reati si perseguono a querela di parte, chi ha raccolto il suo racconto, avrebbe dovuto scrivere che era una denuncia. «E da quando in qua uno va in caserma per chiedere un ammonimento?», fa notare il legale. Nell’esposto infatti l’oncologa sollecitava un ammonimento a Enrico Di Luca del questore, che il 30 gennaio c’è stato. All'uomo è anche stato ritirato il porto d'armi e sequestrato un fucile. Ma non è bastato. Ad aprile 2014 il medico ha telefonato ai carabinieri, segnalando che Di Luca stava riprendendo con una telecamera casa sua e la scuola dei figli. I carabinieri di Roseto fermarono l'uomo, sequestrandogli la telecamera che aveva in macchina e mandando un fascicolo in Procura. Dopo la convalida del sequestro, chiesta dal pm Davide Rosati, il fascicolo era passato a un altro sostituto che si occupava di questo tipo di reati, Irene Scordamaglia, che sulla scorta di ulteriori accertamenti aveva chiesto l'archiviazione ma l’aveva comunicato, anche se non di prassi, alla parte offesa che però non si è opposta all’archiviazione. «Ester non l’ha voluta fare», spiega l’amica-avvocato, «ha detto: più lo considero, più continua. E poi temeva una nuova archiviazione».
«Ester chiedeva semplicemente protezione», aggiunge l’avvocato Longo, «cercava serenità per sé e i suoi cari. Serenità che lei cercava di vivere tutti i giorni a casa e al lavoro, mascherando le tensioni che Enrico le provocava con la sua constante presenza, ovunque, a volte anche in ospedale». Il sintetico racconto nell’esposto fornisce un inquietante spaccato di quanto potesse essere pesante la persecuzione messa in atto da Di Luca, conosciuto in reparto quando si era sottoposto a una visita. E con quell’uomo dai modi «gentili e garbati» era nata un’amicizia. Che però lui aveva equivocato, su cui aveva costruito un rapporto immaginario. Tanto che quando la dottoressa gli annunciò che aveva un nuovo compagno, lui iniziò a inviarle mail e sms in cui le diceva di essere «deluso, che si sentiva offeso e ingiustamente messo da parte dopo che per 9 anni mi era stato sempre vicino», ha raccontato ai poliziotti di Atri. Qualche tempo dopo: «Ogni giorno che passa vedo sempre più buio totale intorno a me... sto sempre più male. Dammi un vero segnale che mi vuoi veramente bene ne saprò attendere con pazienza». E ancora: «Se eri vera amica avresti accettato un dialogo, non si chiude una storia di 9 anni come su usa un fazzoletto, non accetterò mai questa situazione che si è creata». Messaggi ancor più minacciosi dopo la perquisizione della polizia, conseguente all’esposto. Un accerchiamento, una persecuzione, una violenza a cui Ester Pasqualoni, con i suoi modi gentili, ha cercato di sfuggire. Ma la burocrazia le ha precluso ogni protezione.
(ha collaborato
(Alex De Palo)
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