La Fai Cisl: «Nessun ricatto Esigiamo le scuse di Potenza»

8 Aprile 2015

COLLEDARA. I lavoratori licenziati dalla “Crudi d’Italia” e non riassunti dalla Potenza srl e i sindacati non ci stanno. La reazione di Sandro Potenza, titolare dell’azienda che ha affittato il...

COLLEDARA. I lavoratori licenziati dalla “Crudi d’Italia” e non riassunti dalla Potenza srl e i sindacati non ci stanno.

La reazione di Sandro Potenza, titolare dell’azienda che ha affittato il prosciuttificio di Colledara al servizio andato in onda giovedì scorso su “Le Iene” è stata ferma. Ha annunciato in sostanza di non poterne più delle continue polemiche, annunciando che se continuano licenzierà tutti i 36 operai finora assunti e se ne andrà. Non solo: Potenza ha esplicitamente tirato in ballo politica e sindacati. «Parliamoci chiaramente: l'unico errore che ho fatto è di non aver assunto i nominativi che la politica locale ed i sindacati mi volevano imporre. Non si può fare azienda sotto ricatto», ha dichiarato l’imprenditore in un’intervista pubblicata ieri sul Centro.

Immediata la reazione della Fai Cisl. «Non entriamo nel merito delle questioni che ha rilevato il signor Potenza», esordiscono Antonello Maurizi della segreteria Fai Cisl e Roberto Corsi della Rsu della “Crudi d’Italia”, «saranno le sedi opportune a stabilire chi ha torto e chi ha ragione in questa anomala vicenda tutta italiana. Ricordiamo solo che c'è stato un trasferimento d'azienda e i lavoratori che precedentemente erano occupati in quello stabilimento sono quasi tutti fuori». Il riferimento è al fatto che i lavoratori e i sindacati sostengono che c’è stata la cosiddetta continuità fra le due aziende e che quindi Potenza avrebbe dovuto riassumere i lavoratori della “Crudi”. Ma non basta. «Quello che ci lascia esterrefatti è la dichiarazione del signor Potenza secondo cui la politica e i sindacati avrebbero raccomandato dei lavoratori per essere riassunti», continuano Maurizi e Corsi, «per quanto riguarda la Fai Cisl l'affermazione di Potenza è semplicemente falsa perchè il sindacato che rappresentiamo ha chiesto il rispetto delle norme nei tavoli istituzionali e null'altro, ivi compresa la riassunzione di tutti i lavoratori della ex Crudi d'Italia. Pertanto chiediamo le scuse immediate dell'autore di tali dichiarazioni».

Alle dichiarazioni di Potenza reagisce anche un altro lavoratore, Roberto Gargano, colui che le Iene le ha chiamate. «Da quanto dice Potenza nell’intervista, sembra che sia una vittima», commenta l’ex dipendente della “Crudi”, «in realtà siamo noi le vittime. Noi 52 che non abbiamo più un lavoro e che abbiamo difficoltà a tirare avanti. le testimonianze degli operai rimasti senza occupazione nel servizio delle Iene parlano chiaro della condizione che stiamo vivendo. E noi saremmo gli aguzzini? Noi combattiamo per i nostri diritti. A quelli fra noi che sono stati richiamati al lavoro, peraltro, non sono stati applicati nemmeno gli scatti di anzianità». (a.f.)

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