La figlioletta è la testimone chiave

16 Giugno 2016

La bimba ascoltata alla presenza di uno psicologo. Di Silvestre dopo la coltellata ha chiamato il 118: «Venite subito»

GIULIANOVA. Difficile trovare le parole. Perchè deve togliere il fiato sentir raccontare da una bambina di nemmeno sei anni come ha visto il papà morire. E’ lei l’unica testimone dell’assurdo, di una lite per un diverbio stradale diventata omicidio con un 47enne padre di famiglia accoltellato al cuore da uno stimato caldaista di 60 anni. Era in auto con il papà Paolo Cialini, consulente informatico di Giulianova, tornavano a casa dopo essere stati ad una festa di parenti. E il suo racconto a inquirenti e investigatori, che martedì sera l’hanno ascoltata alla presenza di uno psicologo, parte proprio da quella festa. Poi solo una indicibile vertigine di dolore.

Intanto, mentre l’indagine ricostruisce fatti e dinamiche, i particolari del lungo interrogatorio del caldaista Dante Di Silvestre, di Selva Piana di Mosciano, arrestato con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi, rivelano che è stato lui a chiamare il 118 per chiedere soccorsi, per dire che c’era un uomo ferito che aveva subito bisogno di aiuto.

Nel carcere di Castrogno Di Silvestre è solo in una cella, guardato a vista dagli agenti. «Perchè è un uomo distrutto» racconta chi lo ha incontrato. A cominciare dagli stessi inquirenti e investigatori a cui per tutta la serata e la nottata di martedì ha continuato a ripetere che non voleva ammazzare, che non sa come possa essere successo, che non si era accorto che nella macchina di Cialini ci fosse una bambina «perchè io in 60 anni non ho mai fatto del male a nessuno». Tra le tante voci che ieri si sono levate anche quella che a bordo del furgone del caldaista potesse esserci un’altra persona, qualcuno che ha assistito. Ipotesi per ora smentita dagli investigatori ma su cui, sono in corso accertamenti proprio per fare chiarezza.

Così come i carabinieri della compagnia di Giulianova, diretti dal capitano Domenico Calore, stanno cercando di ricostruire nei minimi particolare i vari momenti della drammatica lite scoppiata in viale Orsini, all’incrocio con via Verdi. Secondo gli investigatori tutto sarebbe iniziato intorno alle 15 quando la Fiat Punto guidata da Cialini è uscita da via Galvani con lui alla guida e la bambina sul sedile posteriore. La Punto avrebbe incrociato il furgone Fiorino con al volante Di Silvestre.

Tra i due, che secondo gli investigatori non si conoscevano, sarebbe successo qualcosa per una questione di viabilità. I due sarebbero scesi dai mezzi e ci sarebbe stato un primo litigio. Non solo a parole. Sempre secondo la versione fornita dagli investigatori il caldaista sarebbe stato colpito dall’altro che gli avrebbe sferrato un calcio al basso ventre. Poi via.

Ma Di Silvestre, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori smentita dalla difesa dall’uomo (così come riportato nell’articolo in basso), avrebbe seguito la macchina di Cialini fino a chiudergli la strada. E' qui, all'incrocio con via Verdi, l'epilogo: i due sarebbero scesi nuovamente e questa volta Di Silvestre con in mano un coltello da cacciatore. E’ l’arma con cui ha colpito al cuore Cialini che dopo qualche istante si è accasciato a terra.

Poi l’arrivo dei soccorsi, chiamati dal caldaista e la disperata corsa al pronto soccorso dell’ospedale dove però l’uomo è arrivato già morto. E ieri in consiglio comunale un minuto di silenzio per la vittima. Di Silvestre domani mattina comparirà davanti al giudice Domenico Canosa per l’udienza di convalida, mentre l’autopsia sarà eseguita questa mattina dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA