«La madre di Jason vittima del marito»

Ricorso dopo la condanna a 25 anni per l’omicidio del figlio. Il legale: «Non può essere imputabile»
TERAMO. «Katia Reginella è una donna affetta da ritardo mentale congenito, vittima di violenze subite nell’infanzia e in seguito da parte del marito Denny Pruscino», e avrebbe dovuto essere riconosciuta non imputabile per la morte del figlio, il piccolo Jason». A sostenerlo è l’avvocato Vincenzo Di Nanna, difensore della Reginella, condannata il 18 giugno a 25 anni dalla corte d'assise di Macerata per l’omicidio del neonato insieme al marito a cui i giudici hanno inflitto l'ergastolo (sia la Reginella sia Pruscino sono originari del Teramano e nel frattempo si sono separati). Il corpo del piccolo non è mai stato ritrovato. Di Nanna ha fatto appello contro la sentenza: un ricorso di 62 pagine in cui si sollevano numerosi interrogativi sulla presunta «rimozione» da parte dei giudici del contesto di violenze e soprusi in cui la Reginella ha dovuto vivere e si sollevano perplessità nei confronti della procura di Ascoli competente per territorio. «Le pur gravi ed evidenti condizioni di infermità mentale dell'imputata, riconosciute da tre diversi periti d'ufficio», scrive Di Nanna, «hanno trasformato il giudizio in un orribile e grottesco esperimento». Secondo il legale lo dimostrerebbe, fra l'altro, un «interrogatorio-tortura», così lo definisce Di Nanna, al quale la donna venne sottoposta il 21 novembre 2011 nel carcere di Teramo: la donna raccontò di essere tornata il giorno dopo la morte di Jason nei luoghi in cui il corpo del piccolo era stato buttato con l'intento di «soccorrerlo». L’appello entra nel merito delle accuse, per rimarcare «la stretta ed inscindibile correlazione tra il chiaro difetto del dolo di partecipazione nei delitti contestati e le precarie condizioni di salute mentale dell’accusata (non imputabile), considerato che la colpevolezza o meno, non deve certo essere valutata in astratto, bensì in rapporto alle concrete capacità d’intendere e di volere, compromesse da gravi patologie mentali , e pone la domanda: se la Reginella ha delle “difficoltà” (incapacità) – certificate da tre diversi periti d’ufficio - nel considerare criticamente le conseguenze delle azioni proprie ed altrui, come si può immaginare che abbia avuto la capacità di scegliere, tra le varie alternative, un programma di azione che, almeno astrattamente, avrebbe potuto salvare il figlioletto dalla furia omicida del Pruscino?»(d.p.)
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