«La morte risale a un mese prima»

Omicidio della pittrice. In aula parlano i medici legali e l’entomologo forense
GIULIANOVA. L’entomologo forense Stefano Vanin, lo stesso che si è occupato di casi come quello di Elisa Claps, Yara Gambirasio e Melania Rea, scandisce i tempi a cui far risalire la morte della pittrice Renata Rapposelli.
Nella undicesima udienza del processo a carico di Giuseppe e Simone Santoleri, padre 68enne e figlio 43enne di Giulianova accusati di aver ucciso la donna (ex moglie del primo e madre del secondo), la parola è ai consulenti tecnici della Pubblica accusa. A cominciare dall’entomologo (che dalla presenza del tipo di larve fa risalire la morte a circa un mese prima della scoperta) per finire all’anatomopatologo Loredana Buscemi e alla genetista Federica Alessandrini.
Una premessa su tutte quella che fa il medico legale Buscemi: «Per lo stato di decomposizione in cui è stato trovato quel corpo non ha dato risposte». Ma una certezza prevale: quella che la donna sia morta per «asfissia meccanica acuta da soffocamento o da strozzamento». Impossibile fare accertamenti sugli organi interni perchè assenti visto il lungo tempo passato all’esterno (dopo la scomparsa del 9 ottobre il corpo è stato ritrovato un mese dopo in una scarpata di Tolentino, nelle Marche). E su questo particolare si è concentrata l’attenzione della difesa di Simone (ieri assente) rappresentata dagli avvocati Gianluca Reitano e Gianluca Carradori. «È possibile escludere una morte naturale? È possibile avere la certezza che la donna sia morta per un infarto o per un ictus visto che non è stato possibile fare accertamenti sugli organi interni» ha chiesto Reitano al medico legale. Con la risposta: «È possibile». La genetista ha escluso tracce del dna della vittima su cuscini e coperte sequestrati nell’abitazione di padre e figlio.Si torna in aula il 14 e il 28 ottobre con l’audizione di altri testi della Pubblica accusa rappresentata dal pm Enrica Medori. In aula saranno citati i detenuti del carcere di Teramo che, all’epoca della detenzione di Simone nel penitenziario teramano (ora è a Pescara ) avevano fatto delle rivelazioni su alcune sue confidenze.(d.p.)
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