La nave è stata confiscata si tratta per riacquistarla

MARTINSICURO. L’Idra Q, il peschereccio oceanico della società Italfish di Martinsicuro bloccato in Gambia con l’intero equipaggio dalla metà di febbraio perché avrebbe violato le locali leggi sulla...
MARTINSICURO. L’Idra Q, il peschereccio oceanico della società Italfish di Martinsicuro bloccato in Gambia con l’intero equipaggio dalla metà di febbraio perché avrebbe violato le locali leggi sulla pesca, sarebbe stato confiscato dal governo del Paese africano. La trattativa che la società armatrice sta conducendo con le autorità gambiane tramite i propri avvocati, dunque, sarebbe mirata non a far dissequestrare, ma addirittura a riacquistare la nave.
Il termine confisca in Italia indica il passaggio definitivo di un bene allo Stato: evidentemente in Gambia non è così e lo conferma il fatto che quasi tutti i membri dell’equipaggio sono rimasti sul peschereccio, che è fermo nel porto di Banjul e sorvegliato da uomini armati. La sostanza, al di là dei termini giuridici, non cambia: a quanto pare la Italfish deve pagare al Gambia una forte somma – che non è stata mai resa nota – e, se lo farà, riavrà la nave. A questa trattativa di natura squisitamente economica è legata la scarcerazione di Sandro De Simone, comandante della Idra Q, che dal 2 marzo scorso è imprigionato in durissime condizioni nel carcere della capitale Banjul. De Simone è stato condannato in maniera sommaria dal tribunale locale, insieme al primo ufficiale Massimo Liberati, a un mese di detenzione e 15mila euro di ammenda, e se i due non pagassero quest’ammenda la pena crescerebbe a cinque anni. Liberati è stato scarcerato su cauzione ma è in libertà vigilata (ha l’obbligo di fierma ed è stato privato del passaporto), per De Simone il Gambia non ha voluto sentir parlare di cauzione e da una settimana ormai l’udienza di riesame che lo riguarda viene rinviata. È evidente che tenere il comandante in cella rappresenta un formidabile strumento di ricatto verso la Italfish e per questo è stata inutile la missione in Gambia del vice ambasciatore italiano in Senegal, Domenico Fornara, che ha tentato invano di ottenere la scarcerazione del marittimo.(s.d.s.)
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