La pandemia rallenta del 20% la diagnosi e le cure dei tumori

La primaria di Oncologia, Cannita: «In tanti hanno rinunciato ai controlli, dobbiamo riprenderli» Programmi per una rete sul territorio, personalizzare le terapie e frenare la mobilità passiva
TERAMO. La pandemia, tra tutte le sue conseguenze, ha anche spinto tanti a evitare ospedali e ambulatori per i controlli di routine. Questo anche nell’oncologia, dove la diagnosi precoce è una delle armi principali per superare le malattie. Il ritardo diagnostico dei tumori è infatti cresciuto del 20% anche a Teramo, che ha seguito un fenomeno visto in tutta Europa. Lo conferma Katia Cannita, arrivata a dirigere l’oncologia teramana a marzo, in piena ondata Covid, che ha dovuto avviare una battaglia vera e propria per riagganciare i pazienti. Lo sta facendo ripartendo dal territorio, nel tentativo di costruire una rete con i medici di famiglia, ma anche aumentando le opportunità terapeutiche per i pazienti, per ridurre la mobilità passiva verso altre regioni. «Dobbiamo convincere le persone sul campo», dice la primaria di Oncologia del Mazzini, che guida il day hospital e il reparto degenza con 8 medici e 20 infermieri.
«Il Covid ha stravolto il lavoro dell’oncologo e reso più complesso il percorso del paziente», spiega Cannita, continuando: «In un campo come questo, in cui è fondamentale l’aspetto psicologico del paziente, hanno impattato fortemente l’impossibilità delle visite dei familiari e l’ostacolo alla comunicazione dovuto alla mascherina che indossiamo. A questo bisogna aggiungere che la chirurgia è andata in difficoltà. Ma anche che i pazienti erano più spaventati e in molti casi hanno rinunciato a recarsi nelle strutture sanitarie e allo screening. Con il virus si è aggiunta quindi altra imprevedibilità all’imprevedibilità delle malattie oncologiche». Aggiunge la primaria: «Abbiamo dovuto chiamare i pazienti per convincerli a venire, anche per il vaccino, perchè tanti temevano complicazioni con le terapie. Siamo comunque riusciti a vaccinare 400 persone, programmando le somministrazioni in base alle terapie in corso. Questo ha rassicurato loro e gratificato noi. Ancora oggi, comunque, i pazienti passano per un triage e fanno un tampone a cadenza regolare. Il personale lo fa ogni 15 giorni».
Quindi le sfide per il futuro: creare la rete sul territorio, evitare le migrazioni e personalizzare il più possibile le terapie aumentando le opportunità per i pazienti. «Al mio arrivo ho trovato molto. Ho voluto riorganizzare il day hospital attivandolo dalle 8 alle 20, per umanizzare l’attività e diluire l’accesso ai pazienti per rispettare il distanziamento», spiega, parlando poi dei progetti: «Pochi giorni fa è partito il progetto “Care”, che prevede un infermiere a domicilio per prelievi e terapie, per ridurre gli accessi in ospedale. Poi c’è quello per la profilazione genetica del tumore alla mammella. Ed è in corso di approvazione quello sulla profilazione genomica. Serve a indirizzare meglio i pazienti, anche nel caso di patologie più rare. Il futuro è personalizzare le terapie. Ci sono poi le collaborazioni con le università, già avviate con L’Aquila e La Sapienza di Roma. A Teramo c’è un’ottima senologia. Ottimo lavoro anche nel trattamento del tumore al pancreas, per cui registriamo più di 100 casi l’anno, che è un numero molto alto, così come per il tumore al polmone».
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