La pista ciclabile mai aperta è già a pezzi

Gli espropriati e Di Matteo invitano il Comune a non approvare la variante per finire l’opera: «Il progetto va cambiato»
ALBA ADRIATICA. È pronta la variante progettuale per finire la pista ciclabile da Alba a Corropoli lungo il torrente Vibrata, che al momento si mostra spezzettata e abbandonata e già in avanzato stato di degrado. Il progetto avrebbe già le autorizzazioni necessarie per sbarcare nel consiglio dei sindaci dell’Unione dei Comuni e poi nel consiglio comunale albense per l’approvazione definitiva.
«Progetto sbagliato fin dall’inizio e lavori fatti male, l’amministrazione del sindaco Antonietta Casciotti non ha colpe ma se approverà la variante se ne farà comunque carico», commenta un gruppo dei proprietari dei terreni interessati dall’opera, che ieri mattina si sono presentati sul posto per denunciare anche gli indennizzi per gli espropri non ancora arrivati e il grave stato di abbandono in cui versano i tratti già realizzati ma da anni abbandonati e chiusi alle biciclette perché senza collaudo. La vegetazione ha invaso l’asfalto, che in alcuni punti sta già franando.
«Fin dal 2017, prima che cominciassero i lavori, segnaliamo invano anomalie nella fase progettuale, la necessità di mettere prima in sicurezza il torrente, l’assurdità del mancato collegamento con il lungomare albense, l’assenza di una convenzione per la manutenzione e dell’illuminazione, la mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini interessati e il serio rischio di sperperare il milione e 350mila euro messi a disposizione dalla Regione da fondi europei», aggiunge il presidente del movimento civico Val Vibrata - Monti della Laga, nonché consigliere comunale tortoretano, Domenico Di Matteo, che ha sposato la battaglia del gruppo dei proprietari dei terreni «condividendone la rabbia».
Di Matteo ha ripercorso tutte le tappe dell’opera, dalla progettazione all’appalto del 2016, passando per i lavori, ma anche le criticità incontrate, gli stop, le porzioni franate. Ha citato anche la battaglia contro l’opera condotta da Luca Falò e Nicolino Colonnelli quando erano all’opposizione del sindaco Tonia Piccioni, prima di entrare a far parte dell’amministrazione Casciotti che presto sarà chiamata a una scelta politica difficile e in ogni caso dolorosa sulla variante. Quindi l’appello agli amministratori: «Bisognava bloccare tutto prima, ora il danno è fatto e si può e si deve salvare il salvabile il prima possibile, portando a compimento l’opera: ne va dell’immagine, anche turistica, dell’intera vallata oltre che del rischio di buttare via i soldi già investiti. Il completamento deve essere fatto però a determinate condizioni, a partire dal collegamento con il lungomare, altrimenti così la pista non ha senso e non ha alcuna valenza. Ma dal ribasso d’asta l’Unione avrebbe a disposizione solo 150mila euro, che non possono bastare nemmeno per collegare e sistemare i tratti realizzati. Mi auguro quindi che il nuovo presidente dell’Unione Domenico Piccioni prenda a cuore la questione e trovi una soluzione e che la Regione destini altre risorse all’opera».
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