La Provincia spiega i piani che limitano il cemento

8 Febbraio 2018

Oggi al via una serie di quattro incontri per illustrare i nuovi strumenti urbanistici che limitano il consumo di suolo. In arrivo una serie di obblighi per i Comuni

TERAMO. «Il dissesto idrogeologico, lo stato dei fiumi, le aree industriali dismesse, i fenomeni di spopolamento in alcune aree e di sovradimensionamento in altre, impongono delle scelte; la variante al Piano Territoriale e il Piano strategico per la sostenibilità ambientale - approvati definitivamente dalla Provincia dopo il recepimento delle osservazioni - da una parte limitano i fenomeni di sfruttamento dell’ambiente valorizzando risorse come il paesaggio e l’agricoltura, dall’altra spingono verso la rigenerazione urbana e la rigenerazione territoriale». Così la Provincia spiega in una nota perché sono nati i nuovi due strumenti urbanistici e di pianificazione territoriale che da oggi verranno presentati a Comuni, tecnici, ordini professionali e cittadini in quattro incontri. Si comincia oggi alle 10.30 a Pineto (villa Filiani), il 15 febbraio sarà la volta di Nereto (ore 10.30, sala Allende), il 22 febbraio di Tossicia (ore 10.30, sala civica della Comunità montana) e il 14 marzo di Teramo (ore 9, sala polifunzionale della Provincia).
La limitazione del “consumo di suolo” diventa, quindi, un obiettivo strategico della Provincia e del Piano d’area vasta con il quale gli enti locali dovranno fare i conti nella stesura dei piani regolatori: il territorio viene concepito come bene comune non rinnovabile. La Provincia di Teramo è stato il primo ente in Abruzzo (la prima deliberazione di adozione da parte del consiglio provinciale è del maggio 2014) a dotarsi di uno strumento di attuazione della legge regionale sul “consumo di suolo” e il primo ente territoriale a contemplare fra gli strumenti di attuazione il contratto di fiume e quello di paesaggio.
«È un piano che favorisce i processi partecipativi e introduce meccanismi di collaborazione fra i Comuni per la co-pianificazione, coinvolge tutti i settori produttivi, ridisegna lo sviluppo delle aree urbane – sostiene il consigliere delegato all’urbanistica Mario Nugnes – un’occasione che può essere colta solo se si rimette al centro dell’interesse pubblico il tema della pianificazione oggi più che mai attuale anche in chiave ricostruzione post terremoto. Per questo faremo quattro presentazioni territoriali, ognuna di queste dedicata a gruppi di Comuni».
Cosa cambia per i cittadini? Secondo la Provincia, ci sarà «un effetto indiretto e molto importante: i due strumenti (soprattutto la variante normativa) introducono norme ed indicazioni per un maggior controllo delle trasformazioni urbanistiche determinate dai Piani regolatori comunali; rendono più difficile l'utilizzo del suolo agricolo a fini edificatori; impongono le compensazioni ambientali in caso di nuove previsioni dei piani regolatori. Tutto ciò riverbera effetti positivi sull'ambiente, sul paesaggio e sulla sicurezza del territorio».
Novità anche per le imprese, visto che il Piano strategico si occupa in maniera specifica delle strategie di sviluppo industriale nella sezione "Produzione e sviluppo" mentre la variante «inserisce limitazioni all'espansione delle aree produttive se queste non sono sature per almeno il 75% della loro estensione e la necessità di realizzare i nuovi insediamenti con utilizzo di attenzioni ambientali». Ma sono i Comuni i veri destinatari dei due strumenti approvati. Sono loro che attraverso la pianificazione comunale, cioè i Piani regolatori, devono dare attuazione alle previsioni insediative ed alle politiche di sviluppo. E dovranno farlo, d’ora in avanti, con nuovi obblighi e procedure più stringenti. Tra l’altro saranno obbligati a determinare il limite del territorio già urbanizzato e, nel caso venga trasformato del suolo agricolo, devono prevedere misure di compensazione ambientale che lo strumento urbanistico comunale è tenuto a determinare.