La psicologa: Giulia non voleva uccidersi

24 Dicembre 2017

Un’altra consulente per i familiari della diciannovenne di Tortoreto trovata dilaniata sull’A14. L’inchiesta va avanti

TORTORETO. Papà Luciano non si arrende. Cerca la verità, cerca chi ha ucciso la figlia Giulia Di Sabatino e lo fa assoldando, nel pool di periti, anche una psicologa, Virginia Maloni, specializzata in psicologa in ambito clinico e giuridico per capire meglio il profilo della giovane di Tortoreto i cui resti furono ritrovati nel giorno del suo compleanno, il 1° settembre 2015, sotto un cavalcavia dell’autostrada A14 a Tortoreto. «Sono convinta anche io, alla luce degli esiti delle indagini, che Giulia non si sia assolutamente uccisa. Questo per me è un punto fermo», dichiara la psicologa. «Cercherò di comprendere e delineare il profilo psicologico e la personalità di Giulia, leggendo le carte e la documentazione anche video in possesso dei familiari. Lo studio e l’approfondimento verteranno anche attorno al contesto sociale e territoriale attorno al quale Giulia è vissuta, alle frequentazioni e a quant’altro di utile ricaveremo per cercare, tutti insieme, la verità sull’orrenda fine della ragazza». I familiari di Giulia sono riusciti, grazie all’avvocato Antonio Di Gaspare ed alla schiera di consulenti di parte a convincere il gip di Teramo Domenico Canosa a non archiviare il caso: le indagini proseguono – anche se si procede per l’ipotesi di istigazione al suicidio – muovendo verso altre direzioni o approfondendo i molti elementi già in mano alla procura. Non solo nuovi testimoni e altri sopralluoghi su quel cavalcavia, ma anche ulteriori accertamenti sui tabulati telefonici dei tre indagati. Nel frattempo la famiglia si prepara a trascorrere il secondo Natale senza Giulia. Nel cuore del padre Luciano alberga costante un senso di colpa per qualcosa che non ha commesso. «Forse è naturale che accada nel cuore di un genitore», dice l’uomo che non ha perso la speranza di dare un volto, o forse più di uno, all’assassino di sua figlia. Perché sia lui che la madre della ragazza Meri Koci sono convinti che Giulia si stata gettata dal cavalcavia o sia stata uccisa prima e poi il corpo sarebbe stato fatto volare per simulare un suicidio. Dopo quasi due anni e una richiesta d’archiviazione della Procura respinta dal gip, da qualche settimana sono iniziate le nuove indagini chieste dal giudice proprio per fare chiarezza sulla morte della 19enne. Gli investigatori stanno svolgendo un’attenta rilettura dei tabulati telefonici a caccia di contatti tra alcuni degli indagati e persone informate sui fatti. Resta il cruccio di prove comparse troppo tempo dopo, delle immagini delle telecamere del tutor installate in autostrada che la parte civile non ha ancora avuto la possibilità di visionare. Tra le richieste del giudice quelle di ampliare gli accertamenti sul brecciolino trovato sotto le scarpe della ragazza (già fatti con i Ris) e di verificare alcuni contatti telefonici tra la ragazza e i tre indagati.
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