La Regione declassa molti reparti da neurochirurgia agli infettivi

30 Gennaio 2016

Lunedì si terrà il confronto fra Paolucci e i direttori generali sul piano di riassetto degli ospedali Il primario della radiologia Di Egidio decide in queste ore se lasciare Teramo per Pescara

TERAMO. Inizia a delinearsi il futuro della sanità teramana. E a sentire i primi rumors non si preannuncia nulla di buono.Sono trapelate alcune anticipazioni del nuovo assetto della rete ospedaliera studiato dall’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci per quanto riguarda la Asl di Teramo.

I TAGLI. Secondo il piano ci sarebbero alcune unità operative complesse che verranno declassate. Ci sono delle “vittime” eccellenti: la neurochirurgia, la gastroenterologia, la radioterapia, la medicina nucleare e le malattie infettive dell’ospedale di Teramo. Queste quattro non sono le uniche: vanno aggiunge anche l’allergologia di Teramo, l’emodialisi di Giulianova e la radiologia di Sant’Omero.

Sono tutti reparti che perderanno, dunque il primario. I declassamenti di queste unità operative complesse comporteranno che la Asl di conseguenza dovrà decidere se farne unità semplici o semplici a valenza dipartimentale.

GLI EFFETTI. Di primo acchitto viene da pensare che la serie di reparti tagliati porterà due vulnus alla sanità teramana.Il primo riguarda il decreto Balduzzi-Lorenzin, che stabilisce una serie di standard per la sussistenza dei reparti. L’esempio principe è la neurochirurgia. Secondo il decreto ogni neurochirurgia deve avere un bacino d’utenza di 600mila abitanti. Quindi in Abruzzo ce ne possono essere due. Ma ore ne sono tre. Se la teramana sarà declassata, va da sè che non sarà quella che sopravviverà, qualora le altre due, all’Aquila e a Pescara, restino unità operative complesse. Ragionamento simile va fatto per le malattie infettive.

Il secondo handicap che i tagli decisi dalla Regione porteranno alla Asl di Teramo è a medio termine. Senza unità operative complesse significa che non ci sono primariati. Quindi appena andranno in pensione gli attuali primari, che magari restano a Teramo perchè ormai hanno stabilito un legame forte con il territorio, certamente l’ospedale di Teramo non diventerà punto di attrazione di specialisti di livello, che non avranno il posto da primario. La prospettiva è dunque un progressivo spegnimento, un abbassamento del livello complessivo degli ospedali teramani.

DI EGIDIO. In questi ragionamenti si inserisce anche la permanenza o meno del primario di radiologia del Mazzini Vincenzo Di Egidio. Il medico, un calibro da novanta nella radiologia interventistica – e quindi nel trattamento endovascolare di aneurismi e ictus – è tornato al Mazzini, dopo due anni di primariato a Pescara, il 31 luglio 2015. I sei mesi di aspettativa dal “Santo Spirito” gli scadono dunque domani. Entro questo breve lasso di tempo Di Egidio – che in soli sei mesi di attività ha portato un notevole flusso di pazienti all’ospedale di Teramo, da tutto l’Abruzzo ma anche dalle Marche – dovrà decidere se recidere il rapporto di lavoro con Pescara o no. Certamente ha un peso il futuro di neurochirurgia, con cui la radiologia vascolare lavora spesso in tandem. E, a rigor di logica, visto che quella di Pescara rimarrà unità operativa complessa, questo potrebbe influenzare la decisione in senso negativo per Teramo.

RIUNIONE IN REGIONE. Di tutto questo si parlerà lunedì in Regione: ci sarà un confronto fra Paolucci e i direttori generali proprio sul piano di riassetto della rete ospedaliera. Sarà interessante vedere quanti e quali tagli saranno nelle altre tre Asl: da quello si capirà quale sarà il futuro degli ospedali, quale sarà ospedale di secondo livello, cioè ultraspecialistico, quale resterà al palo, relegato in definitiva – per quanto si possa indorare la pillola – a ospedale di periferia.

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