La Regione: «L’ospedale è salvo» Il sindaco: «Solo parole vuote»

Atri, l’assessore alla sanità Paolucci spiega il piano di riordino ai dipendenti del San Liberatore La stampa mandata via quando prende la parola il personale. L’ira di Astolfi: «Comuni non invitati»
ATRI. Finisce tra le polemiche l’atteso incontro tra Regione e personale sanitario dell’ospedale di Atri. Ieri mattina nella sala convegni del San Liberatore i politici dovevano illustrare gli effetti del nuovo piano di riorganizzazione della rete ospedaliera sul presidio, ossia prospettive, tagli o assunzioni, risorse disponibili, potenziamento o meno di reparti.
Di tutto si è parlato tranne che di futuro. Tra i presenti l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, quello all’agricoltura Dino Pepe, e il consigliere regionale Luciano Monticelli, che per primo prende la parola:«Stiamo facendo un operazione importante, Atri è stato sempre un punto di riferimento del comprensorio del Cerrano, siamo soddisfatti di aver mantenuto il pronto soccorso H24, nel nuovo piano regionale si mantengono ad Atri anche i 145 posti letto, tiene anche la fibrosi cistica che si lega alla pediatria, non siamo ad un punto di arrivo ma di partenza da qui a qualche anno ci saranno aspetti positivi». Pepe a ruota plaude Paolucci : «Ha fatto un buon lavoro in una situazione di commissariamento».
Il direttore generale della Asl Roberto Fagnano spiega: «Questo è stato l’anno in cui il processo di razionalizzazione del governo ha investito tutti gli ospedali non solo quelli abruzzesi. Negli ospedali di base devono esserci :pronto soccorso, chirurgia, ortopedia e medicina ed ad Atri c’è anche di più, il percorso di riorganizzazione non è terminato». Annunzia però problemi con il personale: quello a tempo determinato deve diminuire». L’assessore Paolucci conclude: «Abbiamo ultimato l’iter della rete ospedaliera, il tema importante ora sono le prestazioni. I tempi di attesa? L’85 % delle prestazioni è inappropriata occorre perciò una riorganizzazione del sistema, ci sono molti sprechi in Italia».
In sala per un po’ nessuna domanda dal personale sanitario, ma appena c’è un dottore che si alza (Giuseppe De Sanctis, responsabile di ortopedia) diretto a chiedere delucidazioni, gli operatori dell’informazione sono invitati ad uscire dalla sala. Il motivo? Tematiche interne che non possono essere rese pubbliche.
Al termine della riunione ad alzare la voce è in primis il sindaco Gabriele Astolfi (non invitato all’incontro) che stizzito dall’immensa mole di dati tecnici profusi, con un linguaggio altrettanto tecnico, dice: «Non si è capito proprio nulla, una cosa è certa il nostro ospedale è stato declassato a presidio di base. Dopo ore di chiacchiere non si sa se ci sarà un potenziamento di alcuni reparti o un declassamento di altri. Pensavo ci dicessero quale sarà il futuro, anche gli operatori sanitari sono rimasti molto delusi. Non c’è un documento, un atto aziendale, molti reparti saranno declassati: sono preoccupato. Le amministrazioni comunali e le forze del territorio non sono mai state prese in considerazione e invitate, neanche in questa occasione» .
Domenico Forcella
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