La ricostruzione è ferma «Ritardi sconfortanti»

13 Febbraio 2018

Costruttori e ordini professionali denunciano: pratiche bloccate da cavilli 

TERAMO. Non è possibile che la ricostruzione, almeno quella “leggera” non sia ancora partita. Ne va del futuro di intere comunità, dal punto di vista economico e sociale. Centri piccoli e grandi in provincia sono stati dilaniati dalla diaspora imposta dai danni delle ripetute scosse.
Questa volta il richiamo all’ufficio speciale per la ricostruzione (Usr), forte e chiaro, arriva non da un singolo, ma da intere categorie. A lanciare l’appello sono i costruttori, tramite il collegio Aniem, ma anche gli ordini degli ingegneri e degli architetti e il collegio dei geometri. Tutti insieme, ad un forum che si è tenuto ieri mattina nella redazione del Centro sul tema ricostruzione, hanno parlato di “ritardi sconfortanti”. Che siano 2 o 17 le pratiche liquidate – questi i numeri in campo – sono sempre troppo poche. Al forum hanno partecipato Fiorenzo Polisini (presidente Aniem), Agreppino Valente e Davide Bollettini (presidente e consigliere ordine degli ingegneri), Raffaele Di Marcello (presidente ordine degli architetti), Cristian Graziaplena e Mauro Ambrosini (presidente e consigliere collegio dei geometri).
CAOS DI REGOLE. Tecnici e costruttori parlano del fatto che «con il sisma 2009 ormai c’erano una filiera e regole già rodate, ora state create sono nuove procedure che devono andare a regime», precisa Valente. Polisini si spinge oltre: «C’è l’ufficio speciale a Fossa, se fosse stato aperto per il sisma 2016 un semplice distaccamento a Teramo ora le pratiche sarebbero pronte».
La verità è che il sistema per arrivare all’approvazione e al finanziamento di un progetto è troppo rigido e quindi paradossalmente fragile. «Fatta la progettazione il tecnico immette tutto nel sistema informatico “Mude” in cui va caricata la parte economica, quella edilizia e quella sismica. La parte economica se la vede l’ufficio speciale, quella edilizia il Comune, quella sismica Genio civile. Il sistema informatico è rigido, ora ci hanno detto che la parte sismica va fatta a parte presentandola al Genio civile, ma se c'è qualcosa che non va bisogna cambiare il progetto cambiando anche le altre due parti e si torna indietro da capo». Insomma, la pratica rischia di fare avanti e indietro tornando sempre alla partenza come se si giocasse un Monopoli da incubo. «Basta che in passato ci sia stata una piccola difformità, come lo spostamento di una porta o un tramezzo», spiega Di Marcello, «e il Comune richiede un accertamento di conformità e si blocca tutto. Il “Mude” sarebbe dovuto servire a unificare le procedure e l’Usr avrebbe dovuto essere una sorta di regia ma attualmente le tre competenze (Usr, Genio civile e Comune, ndr) non si parlano in tempo reale». Un caso limite spiega quello a cui si riferiscono i tecnici. Una serie di 15 villette a schiera a Montorio ha bloccato un intervento di ricostruzione da 1,2 milioni perchè fra l’ultimo piano e la soffitta non abitabile invece che una scaletta retrattile, al momento della costruzione, ne fu realizzata una fissa. Una sciocchezza, si può pensare, invece c’è addirittura qualcuno che sostiene che bisognerebbe abbattere le scalette per avere il finanziamento.
USR INACCESSIBILE. «Noi ci aspettiamo che l'ufficio speciale, che regola il sisma 2016 per tutto l'Abruzzo, ci convochi nel tavolo appositamente costituito per risolvere i problemi. Da luglio però non si è riunito più», fa notare Graziaplena, «noi tecnici ci siamo presi la briga di fare un elenco delle problematiche più frequenti, sollecitando anche alcuni chiarimenti, ma non abbiamo risposta. I clienti d’altronde da noi vogliono risposte e tempi certi, ormai non ci credono più. Se i ritardi sono questi con la ricostruzione leggera, figuriamoci con quella pesante».
«Ormai da un mese l’Urp, lo sportello per cittadini, è aperto solo 3 ore a settimana, chiaramente insufficienti», dichiara Bollettini, «il tavolo avrebbe ancora più valore visto l'orario ridotto: contribuirebbe a risolvere le problematiche dei cittadini e quindi dei tecnici».
FRA RITARDI E CAVILLI. «Sembra che loro abbiano avuto l'input a tagliare l’entità delle spese, ma per portare una casa in sicurezza c'è bisogno di una serie di interventi», aggiunge Polisini, «a volte servono, ad esempio sia le reti che le iniezioni e i diatoni ma loro ti fanno attuare un sistema o l'altro. Io penso che i soldi che spendiamo per l'autonoma sistemazione ritardando la ricostruzione potremmo impiegarli per la sicurezza delle case.E' urgente attivare un confronto con un tavolo operativo solo con i tecnici e le rappresentanza delle imprese perchè spesso per un cavillo si bloccano le pratiche per mesi».
«Nelle Marche entro una settimana al massimo alla pratica viene assegnato il protocollo, propedeutico alla decorrenza del termine di due mesi per il silenzio-assenso. Qui a Teramo dopo mesi le pratiche sono ancora senza protocollo. Ci sono pratiche presentate 6 mesi fa per cui i clienti ci chiedono che fine abbiano fatto», osserva sconsolato Ambrosini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA