La Sapienza studia l’istituto Zippilli-Lucidi

27 Aprile 2023

La dirigente Valeri: «Contattati dall’ateneo romano per i nostri nuovi metodi di insegnamento»

TERAMO. Le metodologie messe in campo nei processi di apprendimento degli studenti dell’istituto compresivo Zippilli-Lucidi studiate dall’università La Sapienza di Roma.
A dare l’annuncio la dirigente scolastica Lia Valeri che, proprio in questi giorni, insieme al team docenti ha incontrato Giulia Valenti dell’ateneo teramano. «Alcuni mesi fa», dice Valeri, « la Sapienza ci ha contattati perché interessati in particolare alla Pbl, un nuovo modello di insegnamento e apprendimento che stiamo adottando in tutte le scuole del nostro istituto, sul quale crediamo molto e che ha trovato riscontro nelle intenzioni del famoso ateneo romano. L’obiettivo è quello di utilizzare tale metodologia perché gli studenti diventino col tempo in grado di lavorare in modo autonomo e con senso di responsabilità e, in questo, l’università romana ci seguirà garantendo un’azione di monitoraggio che consenta di analizzare i tempi della didattica e la gestione delle classi, in modo da assicurare una struttura efficace». Nell’istituto Zippilli-Lucidi è utilizzato da qualche tempo la metodologia di lavoro Problem Based Learning (Pbl), apprendimento basato sui problemi. «Utilizza la situazione problematica come punto di partenza dell’apprendimento e alterna il lavoro in piccoli gruppi in aula allo studio indipendente a casa», si legge in una nota dell’istituto, «in questo modo si aumenta la motivazione degli studenti e si rendono significativi gli apprendimenti, sviluppando capacità di studio autodiretto e competenze di ragionamento critico». Per la dirigente scolastica: «La Sapienza sta procedendo con un’osservazione diretta nelle classi, mentre ha già effettuato un focus group con gli insegnanti del nostro istituto ed è in procinto di realizzare alcune interviste per approfondire la nostra progettazione curricolare. Il loro interesse nei nostri confronti ci inorgoglisce e, ovviamente, ci sprona a fare ancora meglio, anche in virtù del potenziale che la metodologia in questione offre. In questo modo gli alunni si sentono più motivati e soddisfatti perché “toccano con mano” i risultati di un lavoro di gruppo».