La Selta presenta domanda di concordato preventivo

Tortoreto, preoccupazione dei sindacati, lunedì incontro in Provincia e picchetto Cgil e Cisl: «È inaccettabile che a pagare siano i 90 lavoratori teramani»
TORTORETO. Da Piacenza rimbalzano notizie certamente non confortanti per il futuro della Selta, che ha una sede centrale a Cadeo di Piacenza e, fra le altre decentrate, una a Tortoreto dove lavora una novantina di persone.
L’azienda ha presentato al tribunale di Milano una richiesta di concordato preventivo e la sezione fallimentare ha dato tempo alla Selta fino al 1° aprile per produrre una proposta definitiva con il piano concordatario, nominando contestualmente come commissario giudiziale Maria Grazia Giampieretti.
L’azienda che lavora nell'ambito della cyber security e degli impianti ad alta tecnologia digitale con sede a Cadeo e stabilimenti a Tortoreto Lido, Roma e Avellino dà lavoro a 300 dipendenti, di cui una novantina a Tortoreto.
Ieri nello stabilimento di Tortoreto si è svolta un’assemblea dei lavoratori, che dal giugno scorso sono in cassa integrazione straordinaria a rotazione (che però non è mai stata applicata correttamente). E’ stato deciso che lunedì 17, alle 14 le maestranze terranno un presidio in concomitanza dell’incontro convocato in Provincia a Teramo dal centro per l’impiego della Regione.
L’incontro in realtà era stato richiesto dalla Fim Cisl e dalla Fiom Cgil di Teramo prima che l’azienda portasse i libri in tribunale in quanto «da tempo denunciano la grave situazione aziendale e le particolari condizioni di lavoro a cui sono stati costretti i dipendenti». Ovviamente si discuterà ora della richiesta di concordato preventivo e delle conseguenze in termini economici ed occupazionali che questa avrà sui lavoratori abruzzesi.
All’incontro sindacale è stata richiesta la presenza anche del presidente vicario della Regione. Giovanni Lolli: «è assolutamente necessario, infatti, che anche tutte le istituzioni locali si impegnino per una definizione positiva della vertenza», dichiarano Marco Boccanera (Fim Cisle) e Mirco D’Ignazio (Fiom Cgil), «vanno messi in campo tutti gli sforzi possibili affinché si garantisca un futuro produttivo ed occupazionale ai lavoratori coinvolti, valorizzando quella che fino ad oggi è stata la vera ricchezza di Selta: le competenze, le capacità e la disponibilità dei proprio dipendenti. Sarebbe inaccettabile, infatti, che ancora una volta paghino i lavoratori con i proprio posti di lavoro le scelte scellerate di una dirigenza aziendale che per troppo tempo non ha voluto accogliere richieste e sollecitazioni che arrivavano dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori».
Intanto ci sono le prime “vittime”: i cinque lavoratori che hanno appena usufruito degli incentivi al licenziamento. Sono andati via in cambio del corrispettivo di 6 mensilità, che adesso non vedranno prima di un anno, un anno e mezzo: tutti i debiti sono congelati.
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