La sopravvissuta all’incidente: «Il furgone non rallentava»

L’amica ferita della vittima: «Ho subito pensato “questo ci investe, guarda come corre” Quell’uomo insieme alla vita di Roberta ha distrutto quella del figlio e anche la mia»
TORTORETO. Giuseppina Di Blasio è una miracolata. La morte che ha visto in faccia è la stessa che le ha portato via l’amica Roberta. Tremendi, interminabili secondi che non dimenticherà mai. I sorrisi subito prima, il dolore indicibile poi. Una serata di gioia finita nel sangue. Scampata alla morte dopo essere stata sbalzata sull’asfalto, Giuseppina racconta al Centro il tragico martedì sera con l’amica Roberta Fiano, la 56enne rimasta uccisa dalla folle corsa del furgone Renault Trafic dell’Alba basket sul lungomare sud di Tortoreto, strada dove vige un limite di velocità 30 chilometri orari che ben pochi rispettano. Giuseppina, 51enne di Tortoreto, la sua compagna di vita Antonella, Roberta e suo figlio Simone avevano appena cenato nel bistrot Edo’s quando è accaduta la tragedia.
IL RACCONTO. «Martedì mattina con Roberta eravamo andate al pronto soccorso dell’ospedale di Giulianova perché lei doveva sottoporsi a un accertamento cardiologico», racconta Giuseppina. «Siamo state insieme fino al tardo pomeriggio, quando abbiamo deciso di andare a mangiare qualcosa insieme ad Antonella e Simone. Roberta aveva proposto un locale di sua conoscenza a Giulianova che però era chiuso, quindi ci siamo spostati a Tortoreto dove abbiamo deciso di mangiare. Una serata lieta, fatta di risate, goliardia, distensione. Stavamo bene ed eravamo gioiosi tutti. Poi, giunto il momento di tornare a casa, siamo usciti dal locale. Io e Roberta ci accingevamo ad attraversare la strada, mentre Antonella e Simone ancora no. Dovevamo raggiungere la mia auto. Da lontano, proprio mentre stavamo cominciando ad attraversare, scorgo questo furgone ad alta velocità. Dentro di me ho detto: “Questo ci investe, guarda come corre”. Il furgone non rallentava, anzi, sembrava facesse il contrario. Eravamo a pochi metri dalla mia auto. Spingevo Roberta, posando la mia mano sulla sua spalla, per affrettarci. In un attimo siamo state travolte. L’impatto è stato tremendo, la parte anteriore del furgone è completamente rientrata come se avesse centrato un palo. Roberta è stata sbalzata più avanti, io pure. Sono rimasta lucida e ho pensato in quel momento che era finita, che il furgone mi avrebbe travolta una seconda volta. Ho capitombolato ferendomi alla testa, al ginocchio, alla gamba, al torace e alle dita del piede. Sentivo dolore. Ho rivolto lo sguardo verso l’amica Roberta. La mia compagna è corsa verso di me, Simone verso la madre, chiamando subito i soccorsi. I presenti hanno prestato subito aiuto a Roberta praticando le prime manovre. Poi il medico dell’ambulanza ha provato a defibrillarla e ad esercitare un massaggio cardiaco. Roberta respirava, poi tutto è finito. Il conducente del furgone è sceso e l’ho guardato in faccia». Giuseppina è finita in ospedale a Teramo, da dove ieri è stata dimessa con una lunga prognosi e una riabilitazione che non sarà breve. «Quell’uomo ha distrutto tre vite: quella di Roberta, quella di Simone ora rimasto solo e la mia per le gravi ferite i cui postumi non saprò quali saranno», conclude Giuseppina, che dopo la tragedia si è costantemente sentita con il figlio di Roberta, Simone. «Un ragazzo altruista come la madre, un gioiello di giovane come pochi», conclude.
IL POST DEL MINISTRO. La tragedia di Tortoreto e il suo immediato strascico giudiziario, ovvero l’arresto per omicidio stradale dell’investitore Roberto Ionni, trovato positivo all’alcoltest, hanno avuto un’eco nazionale e sono stati argomento di un post su Facebook – che potete leggere integralmente sopra – del ministro per le Infrastrutture e leader della Lega Matteo Salvini, che come d’abitudine non ha certo usato toni soft, parlando di «un criminale in stato di ebbrezza» e auspicando un ulteriore inasprimento della legislazione sugli incidenti stradali, come si evince dalla seconda parte dello scritto. Salvini infatti scrive che il Governo sta lavorando per «punire in maniera duratura chi guida e uccide sotto effetto di alcol e droga». Già con le attuali norme sull’omicidio stradale l’investitore di Tortoreto rischia da cinque a dieci anni di carcere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

