La testimonianza: mio padre urlava di notte, sognava le bombe

19 Febbraio 2018

ISOLA. Con una vecchia busta ingiallita tra le mani, si aggira dietro al palco Pasquale Di Luca, 67 anni originario di Isola. «Avete visto il figlio di Peppino Prisco?» è la domanda che rivolge a...

ISOLA. Con una vecchia busta ingiallita tra le mani, si aggira dietro al palco Pasquale Di Luca, 67 anni originario di Isola. «Avete visto il figlio di Peppino Prisco?» è la domanda che rivolge a chiunque vede. «Purtroppo non c’è nemmeno quest’anno», gli risponde qualcuno.
Con aria mesta si lascia scappare: «Avevo portato queste foto per lui». Ed è così che indica, foto in bianco e nero alla mano, suo padre Francesco in posa vicino a Peppino Prisco ed altri alpini. «Mio padre si chiamava Francesco», racconta, «era reduce dal fronte russo, ma purtroppo è scomparso 5 anni fa». Anche lui come Valentino, aveva subito l’amputazione per congelamento di entrambi gli arti inferiori. «In pochi si salvarono da quell’inferno. E non dimenticherò mai, io che da bambino avevo la camera vicino alla sua, le sue grida di dolore ogni notte. Invocava continuamente il nome della sua mamma e poi riviveva i bombardamenti. Quell’impotenza nel vedere i suoi compagni morire sul campo, lo ha accompagnato per tutta la sua vita. Cose brutte». (c.d.l.)