La torre del duomo va messa al sicuro con un’imbracatura

I controlli effettuati sulle lesioni subite dal campanile non lasciano dubbi. I tecnici stanno elaborando il progetto
TERAMO. Che fine ha fatto la messa in sicurezza del campanile del duomo, capolavoro quattrocentesco e simbolo della città lesionato da vetustà, incuria e soprattutto dal susseguirsi impietoso dei terremoti? Era la fine di ottobre quando l’ex sindaco Maurizio Brucchi firmò un’ordinanza che interdiceva l’utilizzo della torre campanaria e disponeva l’installazione di una recinzione di sicurezza alla sua base. Da allora solo apparentemente non è accaduto nulla. In realtà i due tecnici incaricati dal Comune, l’architetto Luca Falconi Di Francesco e l’ingegnere Gabriele Di Felice Ardente, hanno coordinato accurate operazioni di controllo delle lesioni, operazioni eseguite con il supporto dell’impresa Cingoli. È stato anche perforato il suolo sotto la torre per eseguire una verifica geologica accurata.
Da questi controlli è emersa inequivocabilmente la necessità di procedere alla messa in sicurezza del campanile, la cui struttura è stata fortemente stressata dai terremoti dello scorso autunno-inverno, ma per sapere come concretamente questa messa in sicurezza verrà realizzata bisognerà aspettare. «Stiamo ancora studiando e redigendo il progetto», dice l’architetto Falconi Di Francesco. Probabilmente i due tecnici stanno valutando se sia possibile evitare un’imbracatura (in gergo tecnico “cerchiatura”) del campanile, ovvero una soluzione impattante che lo nasconda a lungo alla vista dei teramani e dei visitatori della città. Di sicuro c’è che il progetto, una volta redatto, dovrà essere approvato dal Comune; e che a finanziare i lavori provvederà invece la Protezione civile.
Un’altra certezza è che la messa in sicurezza della torre sarà solo il primo passo verso la soluzione dei problemi strutturali della cattedrale, che necessitano di interventi costosi e complessi. Ma in arrivo ci sarebbero tre milioni di fondi post-sisma.(d.v.)
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