La vedova dell’operaio di Montorio: «Dopo due mesi nessun indagato»

25 Aprile 2024

La moglie di Coclite: «Vorrei che gli assassini venissero da me e dai miei figli a chiedere scusa Quel giorno Luigi era tranquillo, se avesse percepito anche il minimo rischio non sarebbe andato»

TERAMO. «L'obiettivo è avere giustizia per quello che è successo a mio marito: ucciso sul lavoro. A distanza di più di due mesi non c'è ancora una persona iscritta nel registro degli indagati. So che gli investigatori stanno facendo approfondimenti, ma questo per noi è difficile da capire». Lo dichiara, in un'intervista al Tirreno, Simona Mattolini, 50 anni, vedova di Luigi Coclite, il 59enne originario di Montorio e residente a Vicarello (Livorno), una delle cinque vittime nel crollo nel cantiere del supermercato Esselunga avvenuto a febbraio a Firenze.
«Quando tutto sarà finito e ci sarà una sentenza di colpevolezza, perché ci sarà», dice la donna, «vorrei che gli assassini, visto che si è trattato di un omicidio e non di un incidente, venissero da me e dai mie figli a guardarci in faccia e ci chiedessero almeno scusa. Non voglio essere compatita, voglio che i responsabili paghino per quello che hanno fatto. Se si parla di omicidio colposo oggi ci sono presunti assassini che non sono stati iscritti nel registro degli indagati. Anche perché un anno prima dell'incidente di Firenze c'era stato quello di Genova sempre in un cantiere Esselunga». Il giorno dell'incidente ricorda che Luigi «era tranquillo, come sempre. Se avesse percepito anche solo il minimo rischio non sarebbe andato al cantiere dove era stato altre volte». Ad avvisarla per telefono fu il titolare dell'azienda del marito: «Mi disse del crollo e la prima cosa che gli ho chiesto è stata: “Da quanti piani è successo?”e quando mi ha risposto: “Dal terzo”, ho capito che non c'erano speranze. Ho provato a chiamarlo ma senza avere risposte». La donna racconta di essersi messa in macchina con degli amici e di essere andata a Firenze. «Una scena surreale», continua la donna, «ho visto la trave, il crollo. Ho visto tutto, ma non Luigi. Non l'ho fatto vedere a nessuno nemmeno dopo, perché lo devono ricordare com'era». Come contrastare le morti sul lavoro? Per Mattolini «se si vuole si può, ma per fare le cose si devono volere. Nel cantiere di Firenze erano stati fatti, se non sbaglio, nove controlli in un anno e mezzo. Cosa avevano visto che era a posto? Un cantiere non è sicuro se un operaio porta il caschetto o le scarpe inforturistiche». La morte di suo marito rischia di essere inutile? «No. Pensi se quella trave fosse caduta quando il supermercato era aperto. Non si sarebbe parlato di cinque persone ma di decine».
La Procura di Firenze ha disposto una prima consulenza tecnica per ricostruire i fatti ma senza la formula dell’accertamento irripetibile né dell’incidente probatorio e quindi, al momento, senza indagati. (red.te.)
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