«La viabilità disastrata mi ha impedito di lavorare»

20 Novembre 2017

ATRI. S’intitola “Lettera ad uno Stato assente” e ci è stata inviata da V.D.F., una lettrice residente nel comune di Atri, la sera del 15 novembre, data dell’ultima grave ondata di maltempo che ha...

ATRI. S’intitola “Lettera ad uno Stato assente” e ci è stata inviata da V.D.F., una lettrice residente nel comune di Atri, la sera del 15 novembre, data dell’ultima grave ondata di maltempo che ha colpito la nostra provincia.
«Sono una libera professionista, ho la maturità classica, sono laureata e ho una specializzazione di alto livello, vivo in un paesino della provincia di Teramo e stamattina sono uscita di casa per andare a lavorare nel mio studio. La strada provinciale 30 che congiunge la mia contrada alla statale Adriatica 16 è completamente dissestata: fango, acqua, pezzi di asfalto che zampillano da buche ricoperte di terra, fiumi che straripano su ponticelli improbabili. Non sono riuscita a proseguire, essendo prevista pioggia per tutto il giorno probabilmente sarebbe stato impossibile rientrare a casa. Aggirare l'ostacolo? Impossibile, anche la strada comunale che porta ad Atri mi è stato comunicato essere impraticabile per delle frane».
V.D.F. continua: «In quanto libero professionista, non poter andar a lavorare implica la perdita del mio guadagno nonchè arrecare un disagio ai miei pazienti, essendo io una psicoterapeuta infantile. Isolare una contrada significa impedire ai lavoratori di lavorare, ostacolare la cura di anziani che avrebbero bisogno di visite mediche, mettere in pericolo delle persone. Cosa ho pensato di fare? Ho chiamato il Coc del Comune, il quale mi ha reinviato alla Provincia. Ho chiamato il numero verde della Provincia di Teramo e mi hanno assicurato un intervento a breve. E poi io, donna da sempre di sinistra, ho pensato di contattare un esponente della destra. Perchè? Che succede? Anche io? Credo sia importante impegnarsi in una sincera e risolutiva autocritica, da parte di giornalisti e politici che si occupano della "res publica". Non è possibile chiedere così tanto ai cittadini: imposte, sacrifici economici, pensioni irraggiungibili, precariato nel mondo del lavoro».