Ladro ucciso, il poliziotto a processo

L’agente accusato di omicidio colposo per lo sparo esploso durante un inseguimento dopo una notte di furti
TERAMO. Ci sarà un processo per la morte di Qerimi Klodian, albanese di 24 anni, ucciso da un colpo di pistola sparato da un poliziotto durante un inseguimento dopo una notte di furti. E’ con un rinvio a giudizio per omicidio colposo, infatti, che il gup Domenico Canosa manda davanti al giudice monocratico Alfredo De Concilio, poliziotto 38enne di Napoli, che la sera del 12 novembre 2012 era in servizio alle volanti della questura di Teramo. Il giudice, dunque, accoglie la richiesta del pm Irene Scordamaglia che, al termine di una lunga e approfondita indagine preliminare, accusa l’agente «di eccesso nell’uso dell’arma da lui legittimamente detenuta in ragione della funzione espletata».
Ed è una ricostruzione certosina della sparatoria di Castelnuovo Vomano che al pm fa scrivere nel capo d’imputazione: «Un eccesso dovuto ad un errore di valutazione della pericolosità dell’azione posta in essere dalle persone fuggitive in relazione al particolare contesto spaziale e temporale nel quale si svolsero i fatti: strada senza uscita, ubicata nel centro abitato di Castelnuovo Vomano, di notte e senza esplosione di colpi da parte degli inseguiti. E, in ogni caso, per colpa determinata da imprudenza, negligenza ed imperizia e da violazione delle massime di esperienza cristallizzate nelle tecniche operative pur non scritte somministrate agli appartenenti alle forze di polizia che non consentono agli stessi il ricorso alle armi e il tiro se non in fase statica ed utilizzando i congegni di mira e prescrivono di fermare lo sportello dell’autovettura blindata con gli arti inferiori e non con gli arti superiori, così da utilizzare entrambe le mani per governare le operazioni di sparo».
Secondo la relazione del consulente della procura Paride Minervini ( lo stesso del caso del tifoso Sandri) il giovane albanese è stato ucciso da un frammento di proiettile finito contro il poggiatesta del sedile passeggeri anteriore della vettura. Il frammento lo ha colpito mentre era disteso sul sedile posteriore e mentre i complici scappavano. L’autopsia ha accertato che Qerimi è stato ucciso da un solo colpo di pistola, con il proiettile che è entrato dalla spalla destra ed è rimasto conficcato nel torace, sempre sul lato destro del corpo. Il poliziotto, secondo la versione ufficiale, ha sparato cinque colpi dopo aver visto uno dei quattro malviventi in fuga – rimasti bloccati con l’auto in una strada senza uscita di Castelnuovo, ma intenzionati a non arrendersi – puntargli contro una pistola. Qerimi non era armato e non era ancora sceso dalla Mercedes su cui la banda alla quale apparteneva si spostava per compiere dei furti. Il bandito che impugnava la pistola (arma poi ritrovata, senza caricatore, in un giardino vicino) era appena sceso dalla macchina. Sia il risultato dell’autopsia sia la consulenza rimessa dal perito balistico sono state ritenute compatibili con il racconto dell’agente, che aveva di fronte la parte posteriore destra della Mercedes. Qerimi cercava di scendere proprio dallo sportello posteriore destro quando venne colpito. Il poliziotto (assistito dagli avvocati Raffaele Ferrantino e Fabrizio Silvani) ha ribadito più volte di aver sparato senza avere l’intenzione di uccidere. I familiari della vittimma (assistiti dagli avvocati Sabrina De Fio e Giulio Lazzaro) si sono costituiti parte civile. Prima udienza il 6 ottobre.
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