Laureati in Comunicazione trovano lavoro 7 su 10

15 Aprile 2015

La facoltà punta su internazionalizzazione, rapporti con le imprese e ricerca Il preside Traini: «Il principale sbocco occupazionale è nelle aziende»

TERAMO. Internazionalizzazione, rapporto con il mondo del lavoro e ricerca. Sono tre le direttrici che individua il preside di Scienze della comunicazione Stefano Traini, per migliorare l’offerta formativa della facoltà. «Abbiamo l'assoluta necessità di spingere sui rapporti internazionali, fondamentali per una piccola università di una città di provincia», spiega Traini, «dobbiamo poi preparare gli studenti all’ingresso nel mondo del lavoro, potenziando i “career day”, ossia occasioni di incontro fra studenti e aziende e non ultima va migliorata, e prevediamo di ampliare ulteriormente la ricerca».

Una facoltà proiettata verso il futuro dunque, Scienze della comunicazione – unica in Italia, gli altri sono corsi di laurea – che risponde con i numeri alle critiche e ai dubbi, avanzati anche da ex ministri e personalità di spicco del giornalismo sull’effettiva validità del corso di studi. Secondo i dati di Almalaurea, infatti a un anno dalla laurea magistrale (cioè alla fine dei cinque anni di studi) trova lavoro il 69,3%. Una percentuale superiore rispetto agli altri atenei, in cui trova occupazione il 57,4%. E ancora: a tre anni dalla laurea lavora l’86,7% (79,8% nelle altre università). «L' errore», commenta Traini, «sta nel pensare che esistano facoltà che si occupano di cose importanti e altre di cose futili. Il punto invece è come si studiano e si analizzano le cose: ad esempio può apparire semplice studiare il confezionamento di una scatola di biscotti, ma dietro c'è un lavoro enorme e che, alla fine, diventa anche remunerativo». E ai giovani questo discorso appare chiaro, visto che la percentuale di iscritti è in notevole aumento (+ 29%).

L'interdisciplinarietà, caratteristica del percorso di studi in Comunicazione conferisce agli studenti versatilità, qualità sempre più richiesta dal mondo del lavoro, ambito in cui, secondo Traini, «il campo che ha maggiore forza di attrazione per i laureati in Comunicazione è quello aziendale. I ragazzi al termine del loro percorso di studio hanno dalla loro parte una flessibilità che gli consente di adattarsi a svariati situazioni».

C’è poi un aspetto del tutto soggettivo, che riguarda la determinazione, ritenuta da Traini fondamentale nel percorso di studi: «Il consiglio che posso dare agli studenti è di vivere la vita universitaria il più intensamente possibile svolgendo anche attività extracurricolari come seminari, laboratori e workshop: è questo che poi fa la differenza una volta arrivati nel mondo del lavoro, ovvero il crearsi delle competenze già durante gli studi».

Un'importante novità introdotta dall'ateneo negli ultimi due anni è il "patto con lo studente" iniziativa basata sulla falsariga del modello anglosassone. Si caratterizza per una forte innovazione nel rapporto ateneo-studente, in particolare con riferimento ai reciproci impegni: il "patto" garantisce una didattica innovativa che segue gli studenti tramite numerose prove intermedie e fa della tecnologia un uso dinamico, grazie alla piattaforma multimediale che fornisce lezioni interattive. Inoltre premia il merito degli studenti che finiscono gli esami in tempo: infatti Traini sottolinea che «l'obiettivo del “patto” è portare lo studente a compiere il ciclo di studi nei tempi stabiliti, evitando come in passato la tendenza ad andare fuori corso». E il modello di studi stile-campus sta dando i suoi frutti: nell’anno accademico 2013-2014 gli studenti che hanno superato gli esami sono più di un quinto dell’anno precedente.

Una facoltà in continua evoluzione quindi, grazie anche al supporto di un ateneo al passo coi tempi, che sta mettendo in atto un importante rinnovamento in una società in cui la comunicazione assume un ruolo sempre più centrale.

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