Lavori fermi da mesi al pronto soccorso per una porta stretta

Non consente l’accesso di barelle e operatori e va rifatta La firma necessaria per la variante blocca tutto da luglio
TERAMO. Pronto soccorso fermo in mezzo al guado. I lavori di ristrutturazione che l’avrebbero dovuto rendere più funzionale sono fermi da quattro mesi e mezzo. Per colpa di una porta e della burocrazia.
I lavori, iniziati tempo fa, prevedono, fra l’altro, lo spostamento dell’ingresso del pronto soccorso del Mazzini che sarà sistemato dove prima era la sala d’aspetto. Si entrerà dunque da quella che prima era una sorta di uscita d’emergenza, accedendo a un salone dove sarà posto il triage – cioè il bancone dell’accoglienza – mentre a sinistra si accederà alla sala d’attesa che sarà comunicante, quindi sarà sempre sotto controllo degli infermieri. Un miglioramento logistico, dunque, che secondo i piani sarebbe dovuto essere operativo già a metà settembre.
Ma a luglio i lavori si sono fermati. Infatti pare che qualcuno al pronto soccorso abbia scoperto un problema non da poco: la porta di accesso prevista nel progetto era troppo piccola per far passare le barelle e tutto l’armamentario che i soccorritori si portano dietro. Le dimensioni della vecchia porta antipanico, insomma, erano inadatte, tanto da rendere il pronto soccorso inaccessibile alle barelle, lo strumento di trasporto principe in un ospedale.
La fortuna – anche per evitare una clamorosa brutta figura – è che qualcuno se ne sia accorto e abbia segnalato il “problemino” alla Asl. A quel punto è stato difficile allargare la porta, per cui è stato deciso di spostarla in avanti di qualche metro, proprio “a filo”della corsia in cui passano le ambulanze. Una modifica di poco conto, un’inezia, si sarebbe portati a pensare. Ma con la burocrazia anche una porta può far bloccare i lavori per più di quattro mesi. Pare che siano necessari permessi, autorizzazioni basilari per far cambiare il progetto. Che dopo quattro mesi e passa, ancora non arrivano.
Nel frattempo però il tempo passa, le stagioni pure. I colletti bianchi che bloccano una pratica – non si sa se in Comune o alla Asl – non sono ancora riusciti a fermare lo scorrere del tempo e anche l’arrivo dell’influenza. E questo è un problema che si ripercuoterà direttamente, manco a dirlo, sui pazienti.
Attualmente i pazienti in attesa di essere visitati sono sistemati in una stanza gialla, di ridotte dimensioni, visto che l’ex sala d’attesa è interessata dal cantiere (fermo). Già qualche giorno fa le sedie erano praticamente tutte occupate. La sala gialla, peraltro, quando i lavori saranno finiti ospiterà i pazienti barellati in attesa, che non saranno lasciati, come accade ora, lungo i corridoi.
Il timore è per quel che accadrà fra un mese e mezzo-due quando inizierà l’epidemia di influenza. Allora gli accessi al pronto soccorso si moltiplicheranno, soprattutto per le complicanze in anziani e bambini. Giova ricordare quel che il 10 gennaio scorso descrivevamo in un articolo: nella sala di attesa del pronto soccorso alle 14 c’erano una ventina di persone in attesa, i letti dell’osservazione breve erano tutti occupati e c’erano sei-sette pazienti su barelle e sedie a rotelle “parcheggiate” all’ingresso e nei corridoi.
E’ facile dunque immaginare quale sarà il caos di barelle e sedie a rotelle a cui si sommerà la sala gialla stracolma di pazienti che tenteranno di riversarsi negli stessi corridoi. Tutto questo per una firma.
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