Lavori in tribunale a Teramo, gli avvocati: «Troppi ritardi, aule al freddo»

18 Gennaio 2026

La Camera Penale: «Nel seminterrato gelo e polvere, rischi per la salute e la sicurezza di tutti». I legali si appellano a Provveditorato e ministero della Giustizia per chiedere controlli urgenti

TERAMO. Quelle tre cupole che svettano sono l’identità del tribunale teramano. Ma in quell’edificio realizzato tra il 1964 e il 1970 – opera dell’architetto Gianfranco Caniggia citata in molti libri di storia dell’arte – si fa sempre più fatica negli spazi ormai diventati inadatti a contenere la quotidianità di un sistema giustizia in cui tutto finisce nelle aule di tribunale: dalle liti condominiali ai diritti civili.

Così, mentre l’idea di una futura cittadella della giustizia prende forma almeno a parole nel dibattito tra istituzioni, il presente è quello di un palazzo da mesi imbrigliato in impalcature per i lavori avviati con i fondi del Pnrr e finalizzati a migliorare efficientamento energetico e sicurezza. Un cantiere che nel piano seminterrato, dove ci sono tutte le aule penali ad eccezione di quella di Corte d’Assise, solleva le proteste di legali e personale con il presidente della Camera Penale, l’avvocato Gennaro Lettieri, che chiede a gran voce che il Provveditorato alle Opere Pubbliche e il ministero della Giustizia «effettuino al più presto controlli rigorosi sulla tempestività e continuità dei lavori di un cantiere senza tempo e senza fine».

Nel frattempo piano seminterrato al freddo, tra polvere e rumori. «Nel piano seminterrato si collocano sostanzialmente tutte le aule penali ed attualmente anche quelle civili, ad eccezione della Corte d’Assise, che sono prive di riscaldamento», dichiara Lettieri a nome di tutta la Camera Penale, «si è pensato bene di disattivare il precedente impianto di riscaldamento lasciando al ghiaccio tutte le aule. Le varie cancellerie sono state costrette a trasferirsi in altre stanze, trasportando la mole di fascicoli con il rischio di perdite e smarrimenti. Talvolta il “trasloco” è stato eseguito direttamente dal personale di cancelleria. Ciò a tacere della polvere che grava dappertutto. Alto è il rischio per la salute e la sicurezza di tutti. Una condizione che, di fatto, con il suo indefinito tempo di scadenza sta trasformando il magistrato, il funzionario, l’avvocato, in soggetti passivi, spettatori inermi di un lavoro edilizio assai poco qualificato». E aggiunge: «In questa congiuntura non si garantisce il raggiungimento degli obiettivi iniziali del progetto di risanamento e miglioramento, né la normale fruizione del palazzo. Ma quale Pnrr? Una condizione che incide sul giusto rapporto con il servizio giustizia che le istituzioni tutte del nostro territorio dovrebbero salvaguardare». I lavori finanziati con fondi Pnrr, prossimo alla scadenza, sono stati consegnati nel maggio del 2024. «Nella stessa data sono state montate le impalcature», continua Lettieri, «mentre i lavori in realtà sono iniziati con un anno di ritardo. A tutt’oggi (venti mesi dopo) è stato completato solo il secondo piano. In realtà nel corso dei giorni, dei mesi e degli anni abbiamo constatato quasi costantemente la presenza di un numero esiguo di maestranze, nonostante l’appalto sia stato aggiudicato a un’Ati, verosimilmente impegnata in altri lavori, la mancanza dei vari direttori dei lavori succedutisi nel tempo. Manca ogni programmazione».

Il presidente così conclude: «La Camera Penale, pur condividendo la brillante idea della cittadella della giustizia riproposta dal rettore dell’università Christian Corsi, purtroppo lontana nel tempo, torna a dare voce alle innumerevoli doglianze della utenza del palazzo di giustizia, personale, magistrati, avvocati, costretti a lavorare in una situazione di estremo disagio per quella che è diventata una vera e propria emergenza legata alla quotidiana presenza di un cantiere senza tempo e senza fine».

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