Lavori in urgenza, non pagati 11 milioni

13 Ottobre 2018

È la somma non ancora versata alle imprese edili per gli interventi realizzati durante l’emergenza per terremoto e neve  

TERAMO. «La linea rossa è stata ampiamente superata». L’Ance, associazione dei costruttori edili, usa questa immagine per dare forza al proprio grido d’allarme sui ritardi nei pagamenti alle aziende che hanno realizzato lavori urgenti durante la doppia emergenza sisma-neve a gennaio del 2017. Sono passati quasi due anni da quel terribile periodo che mise in ginocchio il territorio gran parte del territorio teramano e degli interventi realizzati per metterlo in sicurezza ne sono stati pagati solo una parte. All’appello mancano 11 milioni di euro rispetto a somme rendicontate per quasi 20 milioni. «Le imprese sono a rischio fallimento», attacca il presidente dell’Ance Raffaele Falone, «perché aspettano per mesi i corrispettivi che la legge impone di trasferire al massimo entro 60 giorni dallo stato di avanzamento lavori».
I CONTI NON TORNANO. I dati raccolti dall’associazione si riferiscono alla gestione degli interventi in somma urgenza disposti dalla Provincia del presidente Renzo Di Sabatino. Dalla suddivisione tra comuni ricompresi nel cratere e quelli che ne sono rimasti fuori emergono dettagli ancor più preoccupanti. Per i centri terremotati l’ente ha anticipato spese per 1,5 milioni di euro, a cui si aggiungono i 4,5 arrivati dal Cor, il centro operativo regionale che gestisce l’emergenza sisma. Ci sono però ancora sette milioni di costi affrontati dalle aziende e non ancora pagati. A quattro milioni di euro ammonta invece la cifra da versare alle imprese che hanno realizzato interventi d’urgenza nell’area del cratere. In questo caso sono state liquidate fatture per 1,4 milioni, mentre altri 1,5 sono stati già trasmessi dal Cor ma non ancora assegnati. «Una situazione inaccettabile», la definisce Falone, che deriverebbe dalle difficoltà di rendicontazione della Provincia al centro operativo regionale che storna i fondi. «Si tratta di una supposizione», tiene a precisare il presidente dell’Ance, «perché una risposta chiara sul motivo dei ritardi non ci è stata data: abbiamo trovato un muro di gomma come succede in tutte le amministrazioni pubbliche quando si affrontano temi del genere».
RISCHIO COLLASSO. Sta di fatto che il destino delle imprese che hanno anticipato spese per lavori pagati con il contagocce è sempre più in bilico. Se ai cronici ridarti nella liquidazione degli interventi urgenti si somma la lentezza elefantiaca delle pratiche per la ricostruzione, l’effetto rischia di essere devastante. Falone, affiancato dal vicepresidente Eddy Rastelli, torna a evidenziare i numeri risicati dell’attività portata a termine finora dall’ufficio speciale regionale che si occupa delle procedure per il ripristino di edifici pubblici e privati resi inagibili dal sisma. «Il personale è insufficiente, con contratti disomogenei sia per durata che per tipologia, e inadeguato», tiene a precisare, «ma il problema non può essere limitato a questo o ad altri singoli aspetti, è il sistema che non funziona».
CAMBIO DI PASSO. In una situazione già oltre il mite e che, tra l’altro, vede una marcata sovrapposizione tra i danni del terremoto 2009 con quelli dello sciame a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017 non si può ridurre il confronto alla mera polemica. «Non siamo abituati a sparare accuse senza capire i problemi», tiene a precisare Falone che chiama in causa anche le responsabilità dei tecnici che presentano i progetti all’ufficio speciale. «L’80 per cento sono incompleti o sbagliati», fa sapere il presidente Ance, «e richiedono approfondimenti e correzioni che rallentano ulteriormente i tempi». I costruttori, però, non si limitano a evidenziare le criticità, ma mettono in tavola anche proposte per superarle. Tra queste figurano l’incremento del personale che gestisce le pratiche, la stabilizzazione di quelli con contratti a termine, la formazione dei progettisti, nonché l’esigenza di «fare squadra con la politica».
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