Lavori nella casa dell’ex assessore Chiesto il processo per quattro

7 Maggio 2021

Il pm contesta l’abuso d’ufficio all’ex dirigente Mastropietro, a Di Filippo, Di Giacinto e Di Giambattista Il fascicolo aperto dopo l’ordinanza con cui i giudici hanno stabilito che il reato non è la corruzione

GIULIANOVA. È una costola del maxi processo di primo grado che nel 2019 ha portato a 24 anni di condanne complessive per corruzione e tentata concussione. La Procura teramana ha chiuso il fascicolo Castrum ter scrivendo un’altra pagina in una delle inchieste giudiziarie più complesse degli ultimi anni e chiedendo il processo per quattro a cui viene contestato il reato di abuso d’ufficio: si tratta di Maria Angela Mastropietro, all’epoca dei fatti (tra il 2016 e il 207) dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova (ora sospesa), del marito Stefano Di Filippo nella sua veste di imprenditore, dell’ex assessore comunale Nello Di Giacinto nella sua veste di privato e dell’ex amministratore della Giulianova Patrimonio Filippo Di Giambattista nella sua veste di libero professionista. Il caso è quello dello smaltimento delle acque dal cantiere di costruzione dell’abitazione dell’ex assessore Di Giacinto.
Solamente per quell’episodio Di Giacinto, nella sua veste di privato, era finito imputato nel maxi processo con l’accusa di corruzione insieme alla Mastropietro, a Di Filippo, la cui impresa edile stava realizzando l’abitazione e a Di Giambattista direttore dei lavori nel cantiere dell’abitazione. A fine processo il collegio giudicante in una dettagliata ordinanza aveva ravvisato per questo specifico capo d’imputazione l’assenza del reato di corruzione (per cui c’è stata l’assoluzione) riqualificando l’ipotesi del reato in abuso d’ufficio e rinviando gli atti alla Procura.
Su questo il pm Andrea De Feis ha aperto un nuovo fascicolo contestando a tutti l’abuso d’ufficio in concorso e, a chiusura dell’inchiesta, chiedendo il processo. Ora la parola passa al gup che dovrà decidere se disporre il non luogo a procedere o il giudizio. Così si legge nell’avviso di conclusione delle indagini: «In particolare Maria Angela Mastropietro compiva atti contrari ai doveri d’ufficio e in violazione delle norme indicate intenzionalmente procurando ingiusti vantaggi patrimoniali a Nello Di Giacinto, Filippo Di Giambattista e al proprio coniuge Stefano Di Filippo tra i quali plurime indebite pressioni e richieste presso la Ruzzo Reti, ente a partecipazione pubblica “Gestore del servizio idrico integrato” e gestore, tra le altre cose, anche della rete fognaria dei comuni teramani, tra i quali anche quella del Comune di Giulianova, al fine di far rilasciare in favore di Nello Di Giacinto l’autorizzazione a smaltire le acque di falda e di cantiere nella condotta delle acque nere, autorizzazione richiesta dal Di Giacinto con atto assunto al protocollo del 7-06-2016 della Ruzzo reti, il tutto in violazione dell’articolo 6 bis della legge 241 del 1190 che impone al pubblico ufficiale di astenersi in caso di conflitto di interessi».
E così si specifica in un altro passaggio dell’atto giudiziario: «Consentendo nella qualità sopra indicata e quindi in contrasto con le sue funzioni di controllo del territorio e sul corretto funzionamento della rete fognaria a seguito della mancata autorizzazione dello smaltimento da parte della Ruzzo Reti a far data dall’8-8-2016 e per diverse settimane a Nello Di Giacinto, al proprio coniuge Stefano Di Filippo e Filippo Di Giambattista (progettista e direttore dei lavori edili commissionati da Di Giacinto) di smaltire le acque di falda e di cantiere nelle condotte comunali delle acque nere in violazione delle norme che impongono il rilascio di autorizzazione ai sensi del decreto legislativo n.152 del 2006 e dell’articolo 58 del regolamento per il servizio idrico integrato della Ruzzo Reti spa; comportamento illecito e sanzionabile anche in relazione ai danni e ai pericoli arrecati all’ambiente, all’igiene e alla sicurezza pubblica».
Nel maxi processo di primo grado (l’Appello non è stato ancora fissato), il tribunale teramano nel 2019 ha accolto in pieno la tesi accusatoria della Procura di un presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova condannando a 5 anni la Mastropietro (secondo l’accusa il dominus del presunto sistema pronta a favorire privati nella sua veste di dirigente in cambio di lavori all’impresa del marito), a 5 anni Di Filippo, a 5 anni e sei mesi i fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni, a un anno e 8 mesi Carmine Zippilli e a un anno e due mesi Ennio Di Saverio.
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