Lavori post-sisma in questura, l’impresa rinuncia all’appalto

11 Maggio 2026

Slitta l’avvio del cantiere per la messa in sicurezza dell’edificio di viale Bovio e il sindacato insorge: «I 12 milioni a disposizione vengano usati per costruire una nuova sede»

TERAMO. La ditta che nei mesi scorsi si è aggiudicata l’appalto per i lavori post-sisma della questura ha rinunciato all’affidamento. Significa che ora l’intervento dovrà essere assegnato a un’altra impresa, con conseguente slittamento dei tempi prima che il cantiere possa materialmente partire. Una sospensione dell’iter che spinge la segreteria provinciale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, a intervenire nuovamente su un tema che attiene alla sicurezza di chi opera ogni giorno all’interno dell’edificio di viale Bovio.

Edificio che il Sap considera inadeguato alle esigenze del personale e che tale resterebbe anche dopo i lavori post-sisma che «avrebbero ridotto gli spazi attuali ed eliminato il poligono di tiro», dice il sindacato che perciò chiede un’alternativa radicale: una nuova sede per la questura. Il Sap, appresa lo scorso sei maggio la notizia dell’istanza di rinuncia all’incarico avanzata dalla ditta che si era aggiudicata l’appalto, evidenzia le lungaggini che sull’intervento continuano ad accumularsi e chiede che i 12 milioni di euro previsti per la messa in sicurezza post-sisma «non vengano spesi per la ristrutturazione ma utilizzati per la costruzione di una nuova struttura moderna ed adeguata, adatta alle esigenze attuali della nostra professione».

Scrive ancora il Sap: «A questo punto ci chiediamo se davvero si vuole sacrificare la sicurezza nei luoghi di lavoro sull’altare della burocrazia e l’inerzia e chiediamo chiarezza a tutti i livelli, dati certi ed impegni concreti; se costretti, al fine di tutelare gli interessi sulla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, ci rivolgeremo nelle opportune sedi ed ai preposti organi di controllo». Il sindacato di polizia, richiamando alla memoria la tragedia del sisma 2009 dell’Aquila e del palazzo del Governo del capoluogo distrutto, rilancia con forza il tema della sicurezza degli spazi che devono accogliere gli operatori delle forze dell’ordine e di giustizia.

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