Lavoro, cibo e casa: in aumento richieste d’aiuto dai nuovi poveri

Crescono del 10% i pasti preparati dalla mensa e del 20% i prodotti distribuiti dall’emporio solidale L’effetto lockdown colpisce i fragili: famiglie con bimbi piccoli, donne disoccupati e lavoratori precari
TERAMO. L’onda lunga della pandemia dal fronte sanitario si sposta verso quello economico e sociale. Gli effetti a scoppio ritardato dell’emergenza sanitaria ancora in corso si traducono così in nuove povertà e crisi anche relazionali solo in parte mitigate dall’annunciata ripresa. È la fotografia scattata dalla Caritas dell’anno che sta per concludersi, segnato dalla corsa ai vaccini e dalle ripercussioni del prolungato lockdown. Le criticità già palesi a gennaio, dunque, hanno trovato conferma nel periodo successivo.
LA SITUAZIONE A OTTOBRE
Nel confronto tra le cifre dei primi dieci mesi del 2021 con quelle dello stesso periodo dell’anno scorso, l’istituto diocesano diretto da don Enzo Manes, a fronte di 650 persone che si sono rivolte al centro di ascolto rileva una distruzione simile in termini percentuali tra italiani e stranieri. In leggero aumento, pari al 2%, risultano le richieste di aiuto da parte di uomini di età tra 34 e 65 anni. Per la Caritas questo dato rappresenta un indicatore chiaro: le donne, prevalentemente straniere, che nel 2020 si erano trovate in difficoltà, sono tornate al proprio impiego. «Tante sono state le offerte di lavoro per assistenti familiari pervenute al nostro centro di ascolto», spiega la vice direttrice dell’ente Anna D’Eustacchio, «è comunque aumentata la richiesta di aiuto da parte di chi ha perso l’occupazione».
PRIORITÀ PER CIBO E CASA
Tra le necessità emergenti di questo periodo spicca in particolare l’aumento delle richieste di generi alimentari, con un incremento del 10% dei pasti preparati dalla mensa e del 20% dei prodotti di prima necessità distribuiti dall’emporio solidale, e di abitazioni. In questo caso la crescita è indicata nel 3%, ma va collegata alla lievitazione del dato registrata già l’anno passato. «Il problema abitativo si ripropone negli anni in maniera sempre più accentuata», spiega D’Eustacchio, «sia per coloro che per diversi motivi non hanno più una casa e difficilmente riescono a trovarne un’altra a causa di un reddito precario o insufficiente per la presenza di minori, ma anche perché il mercato immobiliare, che ancora risente delle conseguenze legate al terremoto, propone sempre più spesso la vendita anziché l’affitto». L’emergenza abitativa si fa più pressante per i singoli ma soprattutto per famiglie con minori. «È necessario affrontare questa problematica insieme alle istituzioni», evidenzia la vice direttrice Caritas, «cui rivolgiamo un appello a studiare nuove e diverse forme di housing».
L’EFFETTO LOCKDOWN
Il solco è stato scavato dalla pandemia. Rispetto all’era pre-Covid le differenze in forme e sostanza degli aiuti resi dell’ente diocesano sono notevoli. È cresciuto il numero delle persone seguite, tra le quali maggioritaria è la presenza di italiani. Significativo è anche l’aumento di nuovi poveri: è del 14% l’incremento di chi si è rivolto per la prima volta al centro di ascolto in conseguenza della crisi sanitaria ed economica. I dati evidenziano anche l’acuirsi di situazioni problematiche preesistenti e il nascere di nuove forme di vulnerabilità, associate in modo particolare al blocco delle attività produttive. «Tra gli assistiti prevalgono i disoccupati, le persone con impiego irregolare fermo per le restrizioni del lockdown», sottolinea D’Eustacchio, «i dipendenti in attesa di cassa integrazione e precari o intermittenti che, al momento della presa in carico, non godevano di ammortizzatori sociali».
LE CRISI FAMILIARI
È cresciuto, inoltre, il «disagio psicologico-relazionale», con problemi connessi alla solitudine e a forme depressive, conflittualità di coppia, violenza, difficoltà di accudimento di bambini piccoli o di familiari disabili, nonché tensioni genitori-figli. Le difficoltà colpiscono soprattutto le donne, più fragili e svantaggiate sul piano occupazionale e spesso interpreti dei bisogni familiari. «Le principali problematicità riscontrate riguardano un forte incremento della povertà economica, legata alla perdita del lavoro e alle fonti di reddito e le difficoltà legate al pagamento di affitto o mutuo», osserva D’Eustacchio, «accanto a tali ambiti di bisogno sono comparsi fenomeni nuovi, come le difficoltà di alcune famiglie rispetto alla didattica a distanza, manifestate nell’impossibilità di poter accedere alla strumentazione adeguata: tablet, pc e connessioni wi-fi. Passano anche da qui le storie di deprivazione materiale vissute dagli appartenenti a famiglie meno abbienti: forme di disuguaglianza sociale in ambito educativo che, sommate a tante altre, andranno a condizionare il futuro di questi ragazzi».
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