Le accuse del padre a Simone restano fuori dal processo

Il verbale dell’interrogatorio in carcere non entra negli atti In aula altri testi della difesa, sentenza attesa a fine luglio
TERAMO. In un processo ormai alle battute finali come quello per l’omicidio della pittrice Renata Rapposelli (la sentenza ci dovrebbe essere entro luglio), i testi della difesa e lo scioglimento di riserve scandiscono le ultime udienze. Come quella, pronunciata ieri, per cui la corte d’assise (presieduta da Flavio Conciatori, a latere Lorenzo Prudenzano) ha respinto la richiesta del pm Enrica Medori di acquisire agli atti dell’istruttoria il verbale dell’interrogatorio fatto in carcere in cui Giuseppe Santoleri ha accusato il figlio Simone di aver ucciso la mamma Renata. Restano fuori dall’istruttoria le parti di quel verbale in cui Giuseppe accusa Simone sostenendo di non averlo fatto prima perché minacciato dal figlio. Accuse non ripetute in aula visto che Santoleri padre all’epoca ha deciso di non sottoporsi all’esame da imputato. Cosa, invece, fatta da Simone che davanti alla corte ha respinto ogni accusa.
Tecnicismi giuridici a raccontare la cronaca di un’altra udienza del processo in cui padre e figlio sono imputati di omicidio aggravato. Anche ieri i due non erano in aula ma, così come previsto dalle norme anti Covid, collegati in video conferenza dal carcere di Pescara (Simone) e da quello di Teramo (Giuseppe).
A sfilare i testi citati dalla difesa di Simone (due non si sono presentati) e tra questi il muratore che all’epoca venne chiamato nell’abitazione dei Santoleri per sistemare una guaina impermeabilizzante sul tetto. Nella cronaca del caso Rapposelli la vicenda del tetto ha un sua connotazione in riferimento alle grandi buste nere che, secondo l’accusa, padre e figlio avrebbero acquistato giorni prima del delitto per poi nascondere il corpo della donna. Simone ha sempre respinto questa accusa sostenendo che quelle buste servivano per fare dei lavori di copertura sul tetto dove si sarebbero verificate delle infiltrazioni.
E ieri in aula, sempre come teste della difesa, è stato sentito anche Flaviano Core, all’epoca dei fatti in servizio all’ufficio urbanistica del Comune e oggi alle dipendenze della Regione. Core è stato sentito in merito al procedimento avviato all’epoca dall’amministrazione comunale su un abuso edilizio nell’abitazione dei Santoleri con la realizzazione di opere non previste e per cui successivamente lo stesso Comune ha emesso ordinanza di demolizione. Si torna in aula a luglio con i rimanenti testi citati dalla difesa di Simone (gli avvocati Gianluca Reitano e Gian luca Carradori). Giuseppe è assistito dall’avvocato Alessandro Angelozzi.
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