Le borse di Alba promosse negli Usa da una ventenne
Anastasia, 20 anni, “fuggita” a New York dopo il diploma propone alle aziende americane la pelletteria teramana
ALBA ADRIATICA.
«Sono scappata da Alba Adriatica, ma voglio far conoscere la città e le sue borse negli States: non è difficile». Ha solo vent’anni e vuole sconfiggere la crisi economica, così fra pochi giorni ripartirà alla volta di New York con alcuni modelli della pelletteria albense con sé, per promuovere negli Usa i frutti di quella che un tempo era la principale attività della città, da alcuni anni in declino. Anastasia Artamonov la sua storia la racconterà questa sera alle 23,15 ai microfoni di Raitre: la redazione di “Slang – Sogno l’America nel giardino” è andata a scovarla a Brooklyn, dove ha vissuto da sola per più di un anno lavorando per pagarsi gli studi.
«Ma avevo il pallino della moda e ho trovato negli Usa aziende disposte a credere nel marchio made in Italy che va a ruba e nelle borse albensi della fabbrica di famiglia, a tal punto da portarle in giro per le fiere: in Italia le idee e le novità non vengono apprezzate, l’America invece una possibilità te la da sempre, anche se hai solo 20 anni», spiega Anastasia, riapparsa ad Alba durante l’estate con il biglietto già pronto per tornare negli Usa con il visto “business”.
Poi la ragazza racconta la sua storia e il rapporto di odio e amore con il paese dove è nata: «Sono letteralmente scappata da Alba Adriatica e dall’Italia dopo aver concluso le scuole superiori, come fanno decine di migliaia di ragazzi italiani ogni anno stanchi dalla mentalità chiusa e dalla carenza di opportunità di questo Paese. Una volta a New York, da sola e con pochi soldi in tasca, ho capito che dovevo svegliarmi e mi sono rimboccata le maniche lavorando in un ristorante la sera e andando a scuola di giorno. Ero pagata per il mio lavoro e pur togliendomi qualche soddisfazione sono riuscita a mettere soldi da parte e pagarmi il biglietto per tornare. Appena tornata ad Alba, ho avuto di nuovo a che fare con lo sfruttamento estivo dei giovani: 10-12 ore di lavoro al giorno pagate in nero e da fame. Non ho resistito un solo giorno in quel locale: demoralizzata mi sono licenziata e ho deciso di anticipare i tempi per tornare negli Usa. Sono innamorata della mia cittadina e vorrei farla conoscere in tutto il mondo, ma non ho intenzione di tornarci a vivere per ora, non ci sono speranze per me qui. Lì ho un futuro davanti. Consiglio a tutti i giovani di andare via e prendere in mano la propria vita».
Luca Tomassoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA

