Le correnti Pd e il peso di Gatti nelle urne delle provinciali

Tra i Dem è già prova di forza tra Di Sabatino e Ginoble in vista delle politiche, nel centrodestra possibile l’astensione dei “dalmaziani”. Tra i favoriti Di Marco, Scarpantonio, Seca, Serrani e Covelli
TERAMO. Sono 575 i sindaci e consiglieri comunali dei 47 Comuni della provincia di Teramo chiamati oggi al voto, dalle 8 alle 20, per l'elezione dei 12 consiglieri provinciali in scadenza mentre rimane in sella ancora per due anni il presidente Renzo Di Sabatino come prevede la legge Delrio. Dopo quelle del 2014, la Provincia torna dunque al voto per la seconda volta con elezioni di secondo livello che non coinvolgono i cittadini e che vedono consumarsi invece una serie di rese dei conti, guerre intestine e prove di forza per ridefinire gli assetti politici dentro i partiti, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche.
PD DIVISO. La sfida principale è nel centrosinistra dove il Pd, diviso dalle correnti interne, corre con due liste: “La Casa dei Comuni” del presidente Di Sabatino che vede, come nel 2014, anche l'appoggio di Giulio Sottanelli, deputato di Scelta Civica, e dall'altra parte “Direzione Futuro”, ispirata dal capogruppo Pd in consiglio regionale Sandro Mariani con la 'supervisione' del deputato rosetano del Pd Tommaso Ginoble e il placet del segretario provinciale del Pd, Gabriele Minosse (non sfugge la candidatura nella lista di una sua consigliera di Cortino, Adelina Lanci). Di Sabatino e Ginoble vogliono pesarsi in vista della sfida per la conquista della candidatura al Parlamento, Sandro Mariani guarda invece già alle prossime regionali e al consolidamento del suo collegio in provincia, dal mare alla montagna, dove correrà molto probabilmente in tandem con Teresa Ginoble, così come prevederebbe l'accordo sottobanco con Ginoble nel caso della probabile introduzione della doppia preferenza di genere alle regionali.
IL CENTRODESTRA. Nel centrodestra c’è una lista unica, “La forza del territorio”, ispirata da Paolo Gatti dopo che sia Di Dalmazio che Tancredi hanno rinunciato a correre con una propria lista causando non pochi mal di pancia tra gli amministratori a loro vicini, alcuni dei quali spingevano per la ricandidatura magari anche con il sostegno palese al presidente Di Sabatino. Ma l'operazione bipartisan non è andata in porto e quindi gli amministratori di centrodestra non possono che convergere sull'unica lista in corsa, anche se potrebbero essere diversi coloro che sceglieranno di disertare le urne, a partire dai fedelissimi di Mauro Di Dalmazio (che avrebbero ricevuto indicazione di astenersi) per finire con alcuni scontenti per le scelte fatte e per il poco coinvolgimento (uno di questi sarebbe Vincenzo Falasca, ex assessore provinciale dell'era Catarra e oggi consigliere comunale di Teramo). Non è escluso, poi, che altri sindaci e consiglieri di centrodestra facciano convergere dei voti verso candidati dell'altro fronte per assicurarsi comunque un punto di riferimento futuro in Provincia, cosa probabile soprattutto nei territori come la Vibrata dove l’unica candidatura forte è quella dell’uscente Mauro Scarpantonio.
GLI EQUILIBRI. C'è infatti da considerare che, al di là di come sarà composto il consiglio, l'assegnazione delle deleghe ai futuri consiglieri sarà una scelta completamente nelle mani del presidente Di Sabatino che non è sottoposto ad alcun voto di fiducia da parte del consiglio ma avrà piena libertà di scegliere la sua squadra di governo. Ecco perché la corsa della lista di centrodestra più che una lotta per il governo dell’ente va letta più come un banco di prova per l’unità del centrodestra e per la supremazia di Gatti, che vuole dimostrare nuovamente il suo peso strappando il maggior numero di consiglieri possibili. Guardando al colore politico dei Comuni, rispetto agli equilibri del 2014, la bilancia sembra pendere dalla parte del Pd che a primavera ha riconquistato il Comune di Roseto (e quindi diversi consiglieri 'pesanti') mentre il centrodestra ha perso Tortoreto, commissariato dopo le dimissioni del sindaco Richi. Il voto di consiglieri e sindaci peserà diversamente in base alla grandezza dei Comuni e quindi, ad esempio, il voto di un consigliere di Teramo varrà circa dieci volte quello di un sindaco o di un consigliere dei Comuni montani più piccoli.
I FAVORITI. Tra i candidati che sembrano più lanciati verso l’elezione ci sono nella lista del presidente gli uscenti Vincenzo Di Marco, sindaco di Castellalto (più votato del Pd nell’ultima tornata), e Mauro Scarpantonio mentre più incerta potrebbe essere la riconferma di Maurizio Verna che, contando soprattutto sui voti dei consiglieri Pd di Teramo, potrebbe fare le spese della guerra intestina al partito. La maggioranza che governa Giulianova intende concentrare i voti su Federica Vasanella e il sindaco Mastromauro ha invitato tutti i suoi consiglieri a fare insieme colazione stamattina per poi partire per Teramo. Nella lista di Di Sabatino un fattore determinante potrebbe essere il peso espresso dai due candidati di riferimento di Sottanelli, Mario Nugnes di Roseto e Gabriele Giovannini di Campli, che raccogliendo consensi fuori dal Pd e nell’area civica e di centro potrebbero essere l’ago nella bilancia delle preferenze. La lista di ispirazione di Mariani e Ginoble starebbe invece puntando all’elezione di almeno due consiglieri, uno di riferimento per la montagna (il sindaco di Castelli Rinaldo Seca) e uno sulla costa (Linda Di Francesco di Silvi sarebbe la favorita). Nel centrodestra i voti dovrebbero canalizzarsi verso Severino Serrani, sindaco di Penna Sant’Andrea, Federico Agostinelli, consigliere di Campli, Ambra Foracappa, consigliere di Alba Adriatica, e su Alberto Covelli, consigliere di Teramo, la cui candidatura ha sancito l’accordo per il prossimo rientro nella giunta Brucchi di Dodo Di Sabatino.
L’AFFLUENZA. Oltre alle divisioni politiche intestine, a condizionare l’esito del voto potrebbe essere anche il dato sull’affluenza che stavolta potrebbe essere più bassa di quella registrata nel 2014, quando a votare furono 539 aventi diritto su 578. Allora si votava infatti anche per la scelta del presidente con la sfida all’ultimo voto tra Renzo Di Sabatino e Gabriele Astolfi mentre stavolta si preannuncia minore la capacità di mobilitazione degli amministratori. Inoltre, a disertare le urne oltre ai consiglieri del Movimento 5 Stelle saranno anche gli amministratori di Sinistra Italiana e Rifondazione che hanno scelto di non avere propri candidati, come fu invece nel 2014. (red.te)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

