Le dicono che ha l’Aids ma non è vero

Disavventura di una paziente teramana andata a farsi operare ad Avezzano. “Robin Hood”: citiamo la Asl in tribunale
TERAMO. La malattia rende tutti più fragili e disarmati. Nel momento in cui si apprende una diagnosi infausta la vita si ferma per qualche istante. E’ questo quanto debbono aver provato due donne le cui le analisi del sangue a portavano una sentenza praticamente inappellabile. Hanno vissuto ore di paura, hanno immaginato un futuro di sofferenze e forse di morte.
Tranne poi scoprire che era tutto un errore. A raccontare i due casi è Pasquale Di Ferdinando, presidente dell’associazione “Robin Hood” a cui le due donne si sono rivolte per tutelare i proprio interessi.
Il primo caso riguarda P.R. di Teramo che è andata a operarsi all’ospedale di Avezzano. La donna doveva essere fra le prime nella lista degli interventi. «Ma a un certo punto le dicono che dall’analisi del sangue lei risulta positiva all’Aids: bisogna attuare una procedura diversa a salvaguardia degli operatori e degli altri pazienti, per cui sarà operata per ultima», racconta Di Ferdinando, «la paziente è stravolta dalla notizia e ovviamente all’ansia per intervento si somma l’ansia di avere una gravissima malattia». P.R. comunque si opera, l’intervento riesce bene e torna a Teramo. Immediatamente si fa delle altre analisi del sangue. Il responso per fortuna è diametralmente opposto: non ha alcuna malattia, Non è positiva al virus dell’Hiv. «Abbiamo scritto alla Asl di Avezzano ormai un mese e mezzo fa e nessuno ci ha risposto», continua Di Ferdinando, «ora promuoveremo una azione civile per il risarcimento dei danni, anche morali. Penso che la Asl avrebbe dovuto rispondere celermente, in primis per far luce sul caso. Se c’è stato uno scambio di provette, questo significa che qualcuno va in giro con l’Aids e non lo sa e che non sono state applicate tutte le misure di sicurezza durante l’intervento che, sbagliando, sono state applicate a P.R.».
Per alcuni versi simile il caso di L.D.P. 38enne teramana che è stata curata all’azienda universitaria di Pisa per un carcinoma papillare del dotto tireoglosso. La donna deve sottoporsi ciclicamente ad analisi ormonali per vedere per vedere se c’è una recidiva. E quelle per accertare i valori della tireoglobulina, eseguite alla Asl di Teramo, danno valori altissimi. «A quel punto, ormai quasi sicura che il tumore alla tiroide fosse tornato», spiega Di Ferdinando, «L.D.P. parte in tutta fretta con un accompagnatore alla volta di Pisa. Si ricovera, le fanno le analisi e il giorno successivo la buona notizia: il risultato dell’esame era sbagliato, i valori sono normali e lo spavento è superato. Rimane però la rabbia per i giorni di ansia e paura vissuti. Grazie all’associazione la Asl le riconosciuto il risarcimento dei costi subiti. Al di là delle spese che le due donne hanno dovuto affrontare, l’aspetto più preoccupante è quello psicologico. Essere malati significa già vivere in una condizione di fragilità. Trovarsi con diagnosi sbagliate che presuppongono l’aggravamento della propria condizione è sconvolgente».
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